I Fidanzati della morte. Perché sostenerne il restauro?

La Rodaggio Film è impegnata nel restauro e digitalizzazione de I Fidanzati della morte, di Marcellini del 1956 e ha avviato una campagna su Kickstarter

Nel 1956 Romolo Marcellini ha firmato un film ambientato sul mondo delle corse motociclistiche “I Fidanzati della morte“, titolato così perché tale era il soprannome che veniva dato agli spericolati motociclisti. All’epoca doveva essere sembrato un film per i più giovani, che seguiva un po’ le mode del periodo con una giovane attrice in ascesa come Sylva Koscina, una storia di amore e tradimenti con lo sfondo epico delle sfide su due ruote. Suppongo che allora risultasse un film direi di importanza minore, se vogliamo più un film di costume, di quelli che vanno consumati subito e poi si dimenticano in fretta. E invece oggi assume un grande valore storico.

Dopo due anni di ricerca, i ragazzi della Rodaggio Film – che, per inciso, stanno facendo un gran bel lavoro e ci consentono di vedere dei film motociclistici altrimenti introvabili! – sono riusciti ad entrare in possesso di una pellicola originale del tempo e dopo 60 anni dall’uscita del film mi hanno invitato a vederlo assieme. Per me è stata una vera emozione. Non tanto o non solo per le curve della Koscina, si intende, quanto per quelle delle Moto Guzzi, Gilera, Mondial… Tutto a colori!

La pellicola, però, accusa gli anni passati ad ammuffire e necessita un restauro e una digitalizzazione. La Rodaggio Film si è presa carico di questa delicata operazione, ma per farlo ci vogliono un bel po’ di soldini. Ecco quindi l’idea: coinvolgiamo tutto il popolo motociclista.

Da alcune settimane è partita su Kickstarter una campagna di crowdfunding. In pratica tutti possono pre-acquistare la propria copia e assicurarsi un ringraziamento speciale sui titoli di coda. Insomma… Spiego tutto nel video!

#RIDEMORE

Motoreetto

Motoreetto

Nicola Andreetto, moto blogger da 'na vita, press officer all'occorrenza, media strategist, video maker ma soprattutto viaggiatore e sognatore. Mi hanno definito lo Storyteller su due ruote e forse c'hanno preso. Mi chiamano Motoreetto, perché tra me e la moto non c'è separazione.

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