Passo Gavia in moto

Voto

Passo Gavia, un nome da leggenda alpina del ciclismo e del mototurismo, un suono che richiama alla mente gesta epiche di campioni alla Coppi e Bartali. Video, mappa e suggerimenti su uno dei passi che il mondo ci invidia.

Intendiamoci, superare il Passo del Gavia in moto, specie con una delle nostre moto moderne e iper accessoriate, non ha nulla di eroico. Affrontarlo sul sellino di una bici lo è molto di più, questo è fuori di discussione, per cui nutro massima ammirazione per chi lo fa. Tuttavia anche affrontare col motore la stretta salita al magnifico panorama che si può gustare da uno dei più famosi e invidiati passi montani al mondo, ha un che di epico e, almeno a livello personale, è una di quelle soddisfazioni che ti ricordi, che porti con te negli anni.
[Vien da sé che, a mio modestissimo e discutibilissimo parere, farlo in auto o peggio in camper è da stronzi]

Ce lo abbiamo qui dietro, il Passo Gavia, non serve neppure andarlo a cercare. Spesso ci dimentichiamo della fortuna che abbiamo noi in Italia ad avere una simile varietà e qualità dei paesaggi e andiamo a cercar all’estero località dal nome esotiche magari senza aver neppure visto una minima parte di ciò che abbiamo sotto il naso. Almeno lo dico per me: per anni ho guardato quella righetta giallina che come un budello saliva da Ponte di Legno senza mai trovare l’occasione di metterci le ruote.

map stelvio gavia passQuesto è uno dei motivi che mi ha spinto a coinvolgere Il Lord – che per chi non lo sapesse è mio fratello, orgoglioso possessore di una Moto Guzzi V11 Sport – in un trip fatto di curve e chilometri per festeggiare il suo quarantesimo genetliaco. Partiti da Brescia abbiamo raggiunto Edolo, quindi (fingendo di ignorare il richiamo di Aprica prima e Mortirolo poi) Ponte di Legno. Da qui abbiamo intrapreso la salita al Passo Gavia per poi ridiscendere verso Bormio. Dalla nota località termale abbiamo dunque imboccato la strada che porta al Passo dello Stelvio, altra meraviglia che tutto il mondo ci invidia e della quale ti rendo conto in questo articolo con video. Ho infatti diviso il nostro itinerario in due parti, per renderlo più rapido da consultare e perché le due strade meritano ognuna il proprio spazio.

La salita al Passo Gavia inizia dolcemente in mezzo al verde. La strada si fa via via più stretta a mano a mano che si sale in quota. Dopo qualche chilometro la vegetazione si apre d’improvviso lasciandoci estasiati per la vista. La strada continua a salire fino al rifugio della Bonetta, suo culmine, per poi ridiscendere sul versante nord più breve, meno galvanizzante, ma non meno affascinante.

  • Km totali percorsi: da Ponte di Legno a Bormio sono poco più di 40 km ma ci si può mettere anche 1 ora e mezza, al netto di soste
  • giorni di viaggio: dipende da quanto vi fermate a dormire al rifugio 😉
  • l’accessorio: l’imbottitura della giacca o un gilet da mettere sotto, quassù fa freschino.
  • ricezione: al di là del rifugio della Bonetta e del successivo rifugio Berni sul passo non c’è altro.
  • cibo: sulla strada, prima che inizi la salita provenendo da Ponte di Legno, si trovano alcune osterie. Noi ci siamo fermati al ristorante Al Mulino sulla statale del Passo del Gavia. Si mangia la tipica cucina dellignese, l’ambiente è piacevole ma il conto un po’ salato.
  • pericoli: pericolosi sono soprattutto gli incroci con chi viene in senso opposto o se ci si trova a dover superare un’auto o un camper (sembra assurdo ma c’è qualche camperista che viene fin quassù). Occorre procedere con estrema prudenza, andare quasi a passo d’uomo, fare attenzione a chi ci viene incontro e al manto in molti punti rotto o con rivoli di neve che si scioglie e punti ghiacciati.
  • da evitare: se amate la velocità non fa per voi, traete le vostre conclusioni.
  • il consiglio: vacci ai primi di giugno, all’apertura, ti farà sentire ancor più un pioniere

Cliccando Qui trovi la mappa del percorso sul Passo Gavia in moto

Il Verdetto

Motoreetto

Motoreetto

Nicola Andreetto, moto blogger da ‘na vita, press officer all’occorrenza, media strategist, video maker ma soprattutto viaggiatore e sognatore. Mi hanno definito lo Storyteller su due ruote e forse c’hanno preso. Mi chiamano Motoreetto, perché tra me e la moto non c’è separazione.

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