Il Passo dello Stelvio

Voto

Passo dello Stelvio in moto: il video che riassume una delle esperienze fondamentali per ogni motociclista che si rispetti.

Il Passo dello Stelvio è uno dei luoghi di pellegrinaggio motociclistico più famosi al mondo, tecnicamente il passo più alto d’Italia e il secondo d’Europa, praticamente uno spettacolo unico.

Passo dello Stelvio: non ho intenzione di dirti cose che sono ben note – si tratta del passo carrozzabile più alto e più famoso d’Italia e se non ne hai mai sentito parlare il tuo disagio è opportuno: clicca qui per vedere la pagina di Wikipedia e fare un ripassino – bensì riportarti qualche consiglio nel caso tu non ci sia mai stato e anticiparti le sensazioni che proverai alla sua vista.

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il Lord in una pausa plastica durante la salita allo Stelvio

Come ho anticipato nel post precedente dedicato alla prima parte di questo itinerario sul Passo Gavia, sono partito in compagnia de “Il Lord” da Brescia in direzione Edolo e quindi Ponte di Legno. Il Passo dello Stelvio è stato perciò raggiunto salendo da Bormio, sul lato lombardo. Non è certo una rivelazione che la strada sia bellissima, ma lo diventa quando ti ci trovi di persona. Lo è a tal punto che occorre fare spesso uno sforzo per non lasciarsi distrarre troppo dal paesaggio. Per me le montagne hanno sempre avuto un’attrazione magica, queste sono davvero uno spettacolo che commuove. Curva dopo curva sotto la giacca sentivo i brividi della pelle d’oca…

L’attenzione a ciò che si sta facendo e a ciò che fanno gli altri è però fondamentale. Infatti il Passo dello Stelvio è piuttosto frequentato e, vien da sé, tra i tanti virtuosi del manubrio (e del volante) ci sono anche molti soggetti che tendono a sopravvalutare le proprie doti. Sappiamo bene che la madre degli idioti è sempre incinta… Motociclisti che guidano spavaldi ce ne sono a manciate, soprattutto durante le giornate più calde, e il margine di errore su queste strade è quasi nullo. In alcuni punti la strada si stringe, specie in prossimità delle vecchie gallerie, e tutti si sentono i padroni della strada. Personalmente preferisco guidare allegro solo nei tratti più sicuri, rimanendo sempre prossimo alle velocità minime: ho così il tempo di ammirare ciò che mi circonda e schivare i cretini.

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Motoreetto sullo Stelvio. foto d’obbligo

Il video che vedi è stato girato il primo sabato di apertura di quest’anno, il 31 maggio scorso, poche ore dopo il passaggio del Giro d’Italia e dopo l’ultima nevicata ed era il primo giorno di sole. Come noterai il Passo dello Stelvio è comunque già trafficato.

 

Se il versante lombardo sale dolcemente in un lungo serpentone, quello atesino è noto per i suoi tornanti che scalano il fianco della montagna creando una delle costruzioni stradali più affascinanti che esistano. Salire, svalicare e guardare giù ti fa provare una sensazione che non dimenticherai.

Sul Passo dello Stelvio si rimane sorpresi, in realtà, dalla quantità di gente (e di souvenir) che ci si può trovare. Centauri in primis, ma anche ciclisti (ovvio), automobilisti e gli immancabili camperisti. Non mi dilungo ulteriormente sulle raccomandazioni, quanto piuttosto sulla constatazione piuttosto ovvia che non è complicato trovare un buon boccone da mettere sotto i denti o un memorabilia da portare a casa ai pargoli.

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Souvenir! souvenir!!
Cima coppi e non essere manco sudati…

Noi abbiamo passato la notte al Franzenshoehe, che non si trova in cima al passo, ma sotto tra i tornanti che portano verso Trafoi e poi Merano. Si tratta di un tipico albergo di alta montagna, un tre stelle con camere piccole e semplici, ma dotato di tutto ciò che serve. Qui, oltre ai motociclisti, sostano i numerosi amanti del tracking. La cucina è buona e i prezzi ragionevoli.

Il giorno seguente abbiamo proseguito il nostro tour verso Merano e dopo una sosta ristoratrice alla birreria Forst, abbiamo preso la SS 238 che ci ha portato in Val di Non.

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una sosta alla birreria Forst, Merano.

Da Fondo ci siamo poi diretti sulla SS 43 a Mezzolombardo, quindi siamo scesi lungo la Val d’Adige sfiorando l’A22 del Brennero. Superato i centri di Trento e Rovereto, nei pressi di Ala abbiamo preso una fantastica deviazione e dalla Statale 12 abbiamo imboccato la Strada Provinciale 13 che ci ha portato sull’amico Passo Fittanze, uno dei punti a me più cari di tutta la Lessinia. Questa piccola stradina si infila nel bosco salendo e arrampicandosi con notevole pendenza e un susseguirsi di tornanti che ha del surreale. In alcuni punti, in mezzo alla vegetazione, si vede la lingua asfaltata danzare tra le piante. Presto ci tornerò e vi porterò una clip.

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il versante atesino del Passo dello Stelvio

Riassumiamo:

  • Km totali percorsi: da Bormio a Trafoi sono 35 km. In realtà quel weekend ne abbiamo fatti più di 800 ma questa è un’altra storia 🙂
  • giorni di viaggio: dipende da quanto ti fermi a dormire sul passo. Ti consiglio di farlo, il mattino dopo è ancora più incredibile.
  • l’accessorio: l’imbottitura della giacca o un gilet da mettere sotto, quassù fa freschino.
  • ricezione: sul passo o ai piedi dello Stelvio ci sono varie sistemazioni: a Bormio o Trafoi in primis. Consigliabile è fare l’esperienza di rimanere sul passo all’Albergo Folgore o all’Hotel Passo Stelvio, al suggestivo Rifugio Garibaldi. Alternativa poco più sotto il passo, si trova il Franzenshohe dove sono stato io: piuttosto comodo e non dispendioso. (Clicca qui per vedere tutti gli hotel del Passo dello Stelvio)
  • cibo: sul passo trovi dagli hot dog ai pasti più completi non ti preoccupare, un piatto di pizzocheri si trova e al Franzenshohe puoi fare un pranzo o una cena tipica.
  • pericoli: il pericolo numero uno sei tu, il numero due sono gli altri motociclisti. Poi ci sono i soliti camper… o auto che possono portare a sorpassi rischiosi.
  • da evitare: oltre ai comportamenti stupidi non ci sono controindicazioni.
  • il consiglio: vacci ai primi di giugno, all’apertura, ti farà sentire ancor più un pioniere. Portati qualcosa di caldo.

Il Verdetto

Motoreetto

Motoreetto

Nicola Andreetto, moto blogger da 'na vita, press officer all'occorrenza, media strategist, video maker ma soprattutto viaggiatore e sognatore. Mi hanno definito lo Storyteller su due ruote e forse c'hanno preso. Mi chiamano Motoreetto, perché tra me e la moto non c'è separazione.

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