Una BMW S1000RR, Almeria e me

Se ti offrissero una moto da 193 CV, una pista e un pilota SBK che ti dicesse: “seguimi”, tu che faresti? 

[Ripropongo qui un articolo che ho pubblicato su Real-Bikes.com nel maggio 2013] Non sono mai stato un gran smanettone. Però andare in pista, anche se sai che confronto a te tutti gli altri diventano fenomeni da MotoGP, è comunque un’esperienza che consiglio di fare a tutti. Non devi pensare che stai girando “in tondo” come un criceto su una ruota, perché nel momento che stai guidando in pista, stai guidando punto e non stai facendo altro.

Non devi pensare che stai girando “in tondo” come un criceto su una ruota, perché nel momento che stai guidando in pista, stai guidando punto e non stai facendo altro.

Ti suonerà banale, ma a differenza di quanto avviene per strada, non devi badare a chi arriva in senso opposto, agli ostacoli, ai pedoni, ai cani, ai camper, e ti puoi concentrare unicamente sul rendere fluidi quei movimenti che dentro la tua testa sono chiari, ma che il tuo corpo esegue inelluttabilmente con goffaggine e un ritardo cronico di almeno 10 secondi. Soprattutto quando dall’ultima volta che hai girato in pista sono passati più di un paio d’anni e dall’ultima volta che ti sei pesato almeno un tre chili.

Da tanto non mi capitava di girare su una pista vera, con una moto vera. Sembra forse strano che a dirlo sia uno che prova le moto, ma è così. C’è stato un periodo in qui avevo preso un po’ più di confidenza con i cordoli, ma poi i casi della vita, le scelte e bla bla bla… e ti ritrovi che non avendo neppure un muletto nipponico del 1985 con le carene di plastica, a girare non ci vai più. Così un giorno succede che – con la scusa di provare un nuovo casco – ti offrono un bel sellino caliente e un circuito mui tipico e tu accetti al volo, d’istinto ma poi, mentre sei lì sulla pit lane che aspetti in fila di entrare con altri trenta assatanati, ti trovi a pensare che in effetti è da un po’ che non dai gas sul serio e che sei indiscutibilmente fuori forma e sovrappeso. Finisci inesorabilmente per prevedere il peggio.

bmw s1000rr almeria

La BMW S1000RR non è certamente una delle moto consigliate per fare apprendistato. I 193 CV a 13.000 giri/min su 202 kg in ordine di marcia dovrebbero bastarti da soli, come informazione, a farti capire perché. In verità devo ammettere che si guida con strabiliante dolcezza e disinvoltura, tant’è che appena sali e ruoti il gas ti trovi a pensare che queste maledette supersportive moderne le guiderebbe anche un bambino. Quando iniziano a passarti da destra e da sinistra capisci, invece, che il comando del gas non l’hai ancora ruotato a dovere.

La S1000RR si guida con dolcezza e disinvoltura, tant’è che ti trovi a pensare che queste maledette supersportive moderne le guiderebbe anche un bambino. Appena ti superano capisci che non nè così.

Poi inizia il toboga, nel mio caso del circuito di Almeria per me del tutto inedito. Affronti le curve nel primo giro per scaldarti e sgranchirti seguendo il gruppone, acquisendo confidenza con la BMW e cercando di memorizzare una pista non proprio immediata da parametrare a causa dei saliscendi. Pensi che tutto sommato sei ancora un vecchio volpone e basteranno pochi giri per togliere questa poca ruggine superficiale. Questo fino a che inizia il secondo giro.

bmw s1000rr almeriaAl termine del primo turno rientri ai box con la visiera appannata dal fiatone (hai dimenticato di chiedere a quelli di Nolan di montarti il Pinlock) e ti segni sul taccuino, affannato, un paio di informazioni:

  1. della pista di Almeria non hai ancora capito un cazzo
  2. del potenziale della S1000RR hai usato qualcosa tipo lo 0,33% a stare larghi
  3. la tuta ti calzava meglio un paio d’anni fa e ora ti senti soffocare

Ti guardi attorno nel paddock per capire se sei l’unico in difficoltà e ti si avvicina un ragazzo sorridente e con l’aria un po’ da sbruffoncello. In un italiano indurito dall’accento tedesco ti chiede come va, se ti diverti (ora che me lo chiedi no) e ti invita a seguirlo per imparare più velocemente le traiettorie, ti giura che andrà piano (e intanto ghigna).
Ma quel tizio si chiama Dario Giuseppetti, di lavoro corre su una Panigale nella Superbike IDM, si parla di un suo possibile ingresso nel mondiale SBK per l’anno prossimo, e soprattutto il suo andare piano non corrisponde neppure lontanamente al tuo andare forte alla morte. Anche se lui qui ad Almeria è in relax invitato come te del resto da Nolan, e gironzola tra le curve con una Ducati Streetfighter 848, non riusciresti a stargli dietro manco sgonfiandogli le gomme. Tu sei su un bombardone e lui su una naked, ma stai già pensando di bucargliele direttamente quelle gomme, mentre accogli il suo premuroso invito e torni fuori con lui.

Tutto sembra alla giusta distanza e capisci che con questo attrezzo puoi fare cose incredibili. Certo, non oggi. Certo non io.

Devo ammettere che Dario ce la mette tutta a cercare di andare piano e forse proprio nel tentativo di metterci più tempo a percorrere la curva mette la Streetfighter di traverso mentre io annaspo con la lingua al di fuori dall’X-Lite 802R. Nel frattempo, però, cresce il feeling con la S1000RR e con una pista tecnica e divertente, una pista vera. La tedescona dà un gran gusto: il motore è forte e cresce vellutato con una splendida progressione (uno spettacolo!), mentre la ciclistica è rigorosa, da superbike vera, non si discute. Il cupolino è forse un po’ basso per sdraiarsi veramente in carena (o la panza troppo voluminosa?), ma nel complesso la posizione aiuta a trovarsi a proprio agio da subito in ogni movimento. Tutto sembra alla giusta distanza e capisci che con questo attrezzo puoi fare cose incredibili. Certo, non oggi. Certo non io.

almeria dario giuseppetti

Quel tizio si chiama Dario e di lavoro corre su una Panigale. Per tenere il suo passo dovrei bucargli le gomme e assicurarmi che non esca dai box.

Dario lo perdo, poi lui mi aspetta, ma di nuovo lo riperdo, poi gioca un po’ con me: è un simpatico burlone (vedi immagine). Ho il fiatone e questo perché non vado più a correre e passo troppo tempo davanti al computer, la colpa non è né di Dario, né della S1000RR, né del sistema di ventilazione di questo nuovo casco X-LiteX-802R ESCAPE White 12Alla fine del terzo turno mi annoto “insalata scondita + corsa per il resto dei tuoi giorni”. Poi mi segno pure che il cambio della BMW è un po’ duro e non mi piace affatto negli innesti. Per essere preciso è preciso, ma è rigido, occorre forza nell’inserimento della marcia e la cosa, in un quadro generale che pare accordato come un’orchestra di violoncelli, stona. Finalmente ho trovato uno straccio di difetto su questo spettacolo di moto, mi sento di aver fatto il mio dovere di giornalista puntiglioso. Dopo la sudata, mi sfilo l’X-Lite 802R, lo riguardo, lo soppeso, ne verifico i nuovi interni ancora più confortevoli e penso che in Nolan stiano facendo un gran bel casco, specie se considerato che è un prodotto totalmente italiano, in fibra composita, con un rapporto qualità prezzo che definirei eccellente senza il timore d’essere etichettato come marchettaro: le versioni monocromatiche partono da 440 euro per arrivare ai 560 di quelle Replica.
(Messaggio in codice per Nolan: per inciso a me le monocromatiche, tipo BIANCA, piacciono un sacco)

Insomma alla fine della giornata posso riassumere la mia soddisfazione e la mia autocommiserazione: moto spettacolare, fluida e potente, casco figo, comfortevole e silnezioso, compagno di merende decisamente divertente… Da questa comparativa l’unico che esce a testa bassa sono io che all’ultima sessione ho i muscoli praticamente paralizzati, talmente induriti che non riesco neppure a curvare.

Le cose sono due: o da domani torno a fare unicamente il mototurista o mi metto a dieta.
Secondo te?

bmw s1000rr almeria

Motoreetto

Motoreetto

Nicola Andreetto, creatore di contenuti ad alto tasso motoristico. Moto blogger, autore di pubblicazioni di settore, video reporter e imperturbabile sognatore. Mi hanno dato dello Storyteller su due ruote e mi è piaciuto, per gli amici sono Motoreetto.

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