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	<title>kenya &#8211; Motoreetto</title>
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	<description>Il blog di cultura motociclistica</description>
	<lastBuildDate>Mon, 04 May 2020 13:12:49 +0000</lastBuildDate>
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		<title>In Kenya c&#8217;è Fika!</title>
		<link>https://www.motoreetto.it/fika-moto-elettrica-kenya/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Motoreetto]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 19 Feb 2020 08:12:48 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[BLOG]]></category>
		<category><![CDATA[ELETTRICO]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>In Kenya due fratelli stanno lavorando a una moto elettrica low cost e a un sistema di interscambio delle batterie per rivoluzionare i trasporti del loro Paese.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[
<p>Apprendo dal sito <strong><a rel="noreferrer noopener" aria-label="Cleantechnica (si apre in una nuova scheda)" href="https://cleantechnica.com/" target="_blank">Cleantechnica</a></strong> che in Kenya c&#8217;è <strong>Fika</strong>. Ed è pure elettrica.</p>



<p>Al di là delle risatine che possiamo concederci qui in Italia per un nome così&#8230; evocativo, si tratta di un progetto di mobilità più ecologica in un ambiente difficile e per questo ho deciso di raccontare questa storia sul mio blog. </p>



<p>Il nome, poi, inconsapevolmente ci aiuta a conoscere quello che sta avvenendo in una realtà così diversa dalla nostra come il Kenya.</p>



<p>Fika, in lingua Swahili, non significa ciò che pensiamo noi ma &#8220;sto arrivando&#8221; e potrebbe essere proprio così, ovvero che la moto elettrica stia per entrare nel difficile tessuto dei trasporti africani. </p>



<p>La moto elettrica di <strong>Fika Mobility</strong> è ancora allo stato prototipale, ma come adesso vedremo, sembra centrare una questione molto importante. L&#8217;idea è venuta a <strong>Rishi Kohli</strong> (il tizio che sorride nella foto in alto) e a suo fratello <strong>Sanuji</strong> già da tempo impegnati in progetti di sviluppo ecosostenibile, soprattutto nella tecnologia led e sistemi di ricarica. </p>



<p>Hanno constatato quello che possiamo vedere tutti in un viaggio in un paese africano: le moto qui non sono semplici strumenti di divertimento, ma agili ed economici mezzi di trasporto e lavoro per arrivare ovunque.</p>



<h3 id="600-000-boda-boda"><strong>600.000 Boda Boda</strong></h3>



<p>In Kenya i <strong>Boda Boda</strong>, ovvero i mototaxi, sono molto popolari come avviene in tutta l&#8217;Africa. Si stima ne circolino <strong>600.000.</strong> Anche qui, come ho avuto modo di vedere di persona in Sierra Leone con il progetto<a rel="noreferrer noopener" aria-label=" In Moto Con L'Africa (si apre in una nuova scheda)" href="http://www.motoreetto.it/in-moto-con-lafrica-kickoff/" target="_blank"><strong> In Moto Con L&#8217;Africa</strong></a>, le piccole motociclette consentono sia il trasporto commerciale in città come Nairobi o Mombasa, sia in centri più piccoli come Malindi, sia il trasporto di merci e persone nelle aree rurali più lontane e spesso difficili da raggiungere con un mezzo pesante. </p>



<p>A questo va aggiunto che l&#8217;aria nei centri urbanizzati africani è molto inquinata e che <strong>il 39% delle emissioni di CO2 in Kenya arriva dai trasporti</strong>.</p>



<h3 id="unopportunita-chiamata-moto"><strong>Un&#8217;opportunità chiamata&#8230; moto</strong></h3>



<p>Qui la moto è una vera opportunità di lavoro e molti giovani senza occupazione sognano di averne una un giorno per poter così diventare dei mototaxi e lavorare di fatto nella logistica. Attorno a loro ovviamente non mancano banche, broker di prestiti, commercianti di benzina e venditori di ricambi, tutti pronti a guadagnare anch&#8217;essi dallo sviluppo di questa attività. Già perché oltre all&#8217;acquisto poi c&#8217;è la manutenzione. </p>



<p>Una Bajaj Boxer 150 qui costa 1.120 dollari. Si stima che la manutenzione e il carburante costino ad ogni taxi-rider circa 6 dollari al giorno. </p>



<p>Da qui la volontà dei fratelli Kohli: &#8220;<em>la nostra missione è dare ai proprietari di Boda Boda e motociclisti una piattaforma più economica che, speriamo, un giorno possa facilitare la diffusione di veicoli elettrici in Kenya e in tutta l&#8217;Africa</em>&#8220;.</p>



<p>La loro idea è quella di proporre una motocicletta semplice, facile ed economica con una <strong>batteria facilmente estraibile</strong> e di inserirla in un sistema più complesso, con stazioni di deposito e ricarica dove, in pratica, i motociclisti possono lasciare la batteria e prenderne un&#8217;altra carica. Non si tratta di una novità assoluta: <a rel="noreferrer noopener" aria-label="Gogoro (si apre in una nuova scheda)" href="https://www.gogoro.com/" target="_blank"><strong>Gogoro</strong></a> già lo fa a Taipei e <a rel="noreferrer noopener" aria-label="Bodawerk (si apre in una nuova scheda)" href="http://bodawerk.com/" target="_blank"><strong>Bodawerk</strong></a> sta lavorando a un progetto simile in Uganda. La stessa <strong>Kymco</strong> con lo iOnex si è mossa da tempo in questa direzione.</p>



<div class="wp-block-image"><figure class="aligncenter"><img loading="lazy" width="500" height="540" src="http://www.motoreetto.it/wp-content/uploads/2020/02/Fika-Mobility-Swappable-Batteries.jpg" alt="" class="wp-image-13062" srcset="https://www.motoreetto.it/wp-content/uploads/2020/02/Fika-Mobility-Swappable-Batteries.jpg 500w, https://www.motoreetto.it/wp-content/uploads/2020/02/Fika-Mobility-Swappable-Batteries-278x300.jpg 278w" sizes="(max-width: 500px) 100vw, 500px" /></figure></div>



<p>Interessante notare anche come in Kenya il concetto della stazione di scambio, la &#8220;<strong>swapping station</strong>&#8220;, non sia poi così nuova e anzi faccia già parte delle abitudini: viene utilizzata ad esempio per le taniche dell&#8217;acqua potabile o per le bombole del gas.</p>



<p>In questo modo sarebbero in grado di proporre ai motociclisti kenioti una moto ad un prezzo di poco superiore a quello della Bajaj &#8211; si parla di <strong>1.200 dollari </strong>&#8211; ma consentirebbero loro di abbattere notevolmente i costi di esercizio offrendo anche <strong>soluzioni a canone</strong> mensile che comprende anche i costi di ricarica e di gestione della batteria. Così facendo si possono abbattere le barriere di ingresso e il costo di una moto non sarebbe più un ostacolo per chi ha risorse limitate. Oltre ai risvolti ambientali ci sono perciò importanti risvolti sociali.</p>



<p>Nella fattispecie il prototipo su cui stanno lavorando ha una batteria agli ioni di Litio da 2,5 kWh per un&#8217;autonomia stimabile attorno ai 100 km. Bisognerà capire come questo modello si può adattare alle più lunghe e complesse distanze nelle regioni rurali. Di certo il suo successo nei centri urbani spingerebbe a costruire swapping station anche lungo le strade e la gente ad avere più confidenza con la mobilità elettrica. </p>



<p>Rimane da vedere l&#8217;aspetto manutentivo a lungo termine ben consapevoli di come in Africa tutto si rompa e tutto si ripari con ciò che si trova.</p>
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