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	<title>interceptor &#8211; Motoreetto</title>
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	<description>Il blog di cultura motociclistica</description>
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		<title>Ho provato la Royal Enfield Interceptor 650</title>
		<link>https://www.motoreetto.it/royal-enfield-interceptor-video-prova/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Motoreetto]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 13 Oct 2020 18:00:53 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Ho guidato per circa 1000 km la Royal Enfield Intercepto 650, ti dico tutto su di lei e rispondo alle domande ricevute via social.</p>
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<div class="cs-embed cs-embed-responsive"><iframe loading="lazy" title="Ho provato la ROYAL ENFIELD INTERCEPTOR 650" width="1200" height="675" src="https://www.youtube.com/embed/kmIe7rNANIs?feature=oembed" frameborder="0" allow="accelerometer; autoplay; clipboard-write; encrypted-media; gyroscope; picture-in-picture" allowfullscreen></iframe></div>
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<h2 id="che-moto-e-la-royal-enfield-interceptor-650">Che moto è la Royal Enfield Interceptor 650?</h2>



<p>Erano due le moto del nuovo corso <strong>Royal Enfield</strong> che mi incuriosivano su tutte. Della prima, la <strong>Himalayan</strong>, ti ho parlato il mese scorso (<a href="https://www.motoreetto.it/royal-enfield-himalayan-essenziale-praticita/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">guarda qui il mio video</a>). La seconda è questa: la <strong>Interceptor 650</strong>.</p>



<p>Stile vintage da inglesina anni sessanta, con un bel bicilindrico aria/olio studiato nei minimi dettagli per essere fedele all&#8217;originale Interceptor del periodo, prestazioni umane e prezzo allettante sono i primi elementi che notiamo.</p>



<p>Ma facciamo un rapido passo indietro: prima che Royal Enfield diventasse in tutto e per tutto un&#8217;azienda indiana, in Inghilterra costruiva ottime moto oltre che gli armamenti per sua maestà. Da qui deriva il motto &#8220;fatta come un&#8217;arma, veloce come un proiettile&#8221;. E pensa che è il marchio di moto più antico in quanto la fondazione è addirittura del 1890.</p>



<p>Nel 1962 l&#8217;ultimo modello prodotto in Inghilterra si chiamava proprio Interceptor. Ovviamente era un bicilindrico frontemarcia in piena scuola inglese e per sapere come si presentava ti basta guardare la sua erede di oggi. La sua bellezza però non bastò a salvare l&#8217;azienda dall&#8217;incontenibile tsunami giapponese. Per fortuna la produzione della Bullet intanto era già stata spostata in India a Chinnai. E da lì cominciò un&#8217;altra vita per la Royal Enfield che in patria purtroppo chiudeva i battenti.<br><br>La Royal Enfield dei nostri giorni non è nemmeno più quella che produceva su licenza la Bullet per il mercato locale senza cambiare un bullone, sta diventando un&#8217;azienda globale con modelli che interessano anche il nostro mercato, come questa Interceptor.</p>



<h2 id="dati-tecnici">Dati tecnici</h2>



<ul><li>Motore: bicilindrico parallelo 648 cc, 4T, aria/olio</li><li>Cambio: 6 marce</li><li>Potenza: 34,6 kW (47 CV) a 7250 rpm</li><li>Coppia: 52 Nm a 5250 rpm</li><li>Peso: 202 kg a secco</li><li>Serbatoio: 13,7 litri</li><li>Altezza sella: 804 mm</li><li>Ruote: 18 &#8211; 18</li><li>Omologazione: Euro 4</li><li>Prezzo: 6.300 euro</li><li>Intervalli manutenzione: 10.000 km</li><li>Consumo medio rilevato: 27 km/l</li></ul>



<h2 id="come-e-fatta-questa-interceptor">Come è fatta questa Interceptor?</h2>



<p>Il motore è quanto di più classico si possa avere oggi nel rispetto delle normative Euro 4. Una cinquantina di cavalli e una cinquantina di Newton metro: non è solo classico nel look, ma anche nella sostanza, è raffreddato aria / olio ed è abbinato a un cambio a sei marce.<br>La ciclistica prevede ovviamente un classicissimo telaio doppia culla sul quale sono montate una forcella da 41 mm di diametro con 101 mm di escursione e una coppia di ammortizzatori Paioli a gas regolabili nel precarico e con (soli) 80 mm di escursione. Interessante il comparto freni con disco di 320 mm davanti e 240 mm dietro firmato ByBre, quindi il marchio più economico di Brembo. Da legge c&#8217;è l&#8217;ABS. Le ruote sono entrambe da 18&#8243; con pneumatici 100/90 e 130/70. Il primo equipaggiamento prevede le Pirelli Phantom Sportcomp. Le leve sia a pedale sia al manubrio appaiono piuttosto povere e non sono regolabili. Frizione e gas hanno comando a cavo. </p>



<p>Davanti al manubrio spicca l&#8217;elegante doppio strumento analogico con incorporato un piccolo display digitale che indica chilometri totali, parziali e livello carburante.</p>



<p>In generale le finiture generali appaiono buone e soddisfano occhio e tatto. Non sono allo stesso livello delle migliori concorrenti di segmento quali Triumph o Moto Guzzi o Kawa W800, ma neppure il prezzo lo è. Alcune saldature denunciano un po&#8217; di economicità ma la verniciatura è buona e c&#8217;è pochissima plastica.</p>



<p>Sull&#8217;esemplare in prova sono montati alcuni accessori ufficiali: cupolino, cavalletto centrale, paracoppa, soffietti, paramotore, specchi retrovisori neri regolabili.</p>



<h2 id="come-si-sta-in-sella-alla-interceptor">Come si sta in sella alla Interceptor?</h2>



<p>La posizione di guida è comoda e naturale grazie al manubrio bello largo, dotato di traversino, dritto e soprattutto alto. Questo consente di avere il busto eretto nonostante le dimensioni contenute della Interceptor. La sella dista solo 804 mm dal suolo, quindi mediamente si appoggiano bene i piedi a terra. Altrettanto mediamente le ginocchia stanno abbastanza piegate e arrivano a toccare i cilindri perché c&#8217;è una buona luce a terra e quindi le pedane sono piuttosto alte. Per chi si avvicina al metro e novanta credo che possa risultare scomoda. La sella, molto gradevole alla vista e al tatto, risulta poco imbottita e basta qualche ora di guida per accorgersene. In caso di spostamenti brevi&#8230; beh è perfetta. </p>



<h2 id="come-si-guida">Come si guida?</h2>



<p>In partenza si nota come la frizione monodisco con comando a cavo stacchi piuttosto in alto, ma poco male, è nettamente migliore di quella della Himalayan. Risulta poi morbida e amichevole, anche perché il cambio funziona molto bene, è preciso ed entra perfettamente anche senza l&#8217;ausilio della frizione. </p>



<p>La posizione di guida così classica con la sella bassa ma non troppo e il manubrio largo mi piace. L&#8217;altezza e la larghezza portano a stare abbastanza eretti, si prende più aria, ma alla fine se non voglio prendere aria scelgo un altro tipo di moto o di veicolo&#8230;</p>



<p>L&#8217;erogazione del twin Royal Enfield è bella fluida; la spinta si stente dai 2000 giri e sale costante fino ai 7500 quando interviene il limitatore. Non strappa di certo le braccia ma diverte il giusto sulle strade di campagna. Il regime di utilizzo dunque è sempre tra i 3 e i 5000 giri. Non serve spremere il bicilindrico della Interceptor perché ha la giusta dose di coppia e la ripresa è sempre buona anche con un rapporto lungo e quei giri sottocoppia che mi piace tanto sentire in questi aria/olio.</p>



<p>Piacevole il sound che arriva dagli scarichi, tanto generosi di dimensioni che vien voglia di cambiarli.&nbsp;La frenata mi è parsa molto buona, più che adeguata alle prestazioni generali e anche l&#8217;intervento dell&#8217;ABS non è mai troppo invasivo.</p>



<p>L&#8217;interasse di 1400 mm e le ruote da 18&#8243; la rendono meno svelta nei cambi di direzione di quanto manubrio largo e luce a terra farebbero sperare, ma basta prendere un po&#8217; le misure, guidarla molto di&#8230; natiche e meno di braccia, magari aggiustare il precarico degli ammortizzatori posteriori per trovare il giusto compromesso tra agilità e stabilità. Sul veloce infatti va via che è un piacere, proprio come i bei doppia culla degli anni Settanta. Le sospensioni però non filtrano benissimo: bene sul liscio, ma quando c&#8217;è sconnesso si fanno sentire, specie dietro. </p>



<p>Ottime le gomme di primo equipaggiamento: sarei curioso di vederla con qualcosa di più scolpito per provarla con più agio su qualche strada bianca, ma togliere queste Pirelli Phantom è un peccato, sono perfette. </p>



<p>Eccellenti infine i consumi, nei mei giri sono stati più vicini ai 30 km al litro che ai 25! Concludo con un&#8217;ultima nota: gli intervalli di manutenzione sono fissati ogni 10.000 km che non è affatto male. </p>



<h2 id="cosa-mi-piace">Cosa mi piace?</h2>



<ul><li>Estetica classica equilibrata e autentica </li><li>Motore gradevole da vedere e da guidare </li><li>Piacevolezza di guida a tutte le andature </li><li>Rapporto qualità/prezzo molto interessante</li></ul>



<h2 id="cosa-non-mi-piace">Cosa non mi piace?</h2>



<ul><li>Sella poco imbottita</li><li>Sospensioni, specie posteriori, poco filtranti</li><li>Leve non regolabili e di aspetto economico</li></ul>



<h2 id="a-chi-consiglio-la-interceptor-di-royal-enfield">A chi consiglio la Interceptor di Royal Enfield?</h2>



<p>A chi cerca la moto giusta per fare bella figura ma non vuole né svenarsi né avere un vecchio cancello senza freni. A chi cerca insomma una moto che conservi non solo lo stile ma proprio l&#8217;anima classica, che sia il più possibile vicino alle moto di fine Sessanta ma con alcune astuzie dei nostri tempi come l&#8217;iniezione e l&#8217;ABS. A chi vuole una moto godibile ogni giorno dell&#8217;anno non solo parcheggiata.</p>





<p></p>
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