Royal Enfield Himalayan: essenziale praticità

Ho provato la Royal Enfield Himalayan, la più accessibile adventure bike sul mercato: piccola, pratica, essenziale e inarrestabile.

Quando ho visto la prima volta la Royal Enfield Himalayan ad EICMA 2016 ho subito pensato che l’idea di una “adventure bike per tutti” fosse molto molto interessante e ho desiderato provarla. Mi sono detto: “è la moto che avrei voluto avere proprio sulle salite himalayane quando sono stato in Ladakh!”. Ma quando ci sono stato nel 2013 la Himalayan non era neppure uno schizzo su un foglio di carta.

Negli ultimi tre anni in molti mi avete scritto per chiedermi le mie impressioni su di lei, segno che con il suo prezzo competitivo e la sua dichiarata facilità è riuscita a incuriosire tutti. Abbiamo dovuto attendere un po’, ma finalmente eccovi servita la prova completa, quindi lasciamo perdere i preamboli e andiamo ad analizzarla.

Royal Enfield Himalayan: che moto è?

La Royal Enfield Himalayan esordisce nel corso del 2016 ed è un nuovo importante capitolo per il marchio indiano che per la prima volta progetta una moto partendo proprio da un foglio bianco. La storica piattaforma della Bullet insomma viene messa da parte e per la Himalayan si fa tutto da zero. Per il design viene addirittura scomodato Pierre Terblanche che dirige le operazioni e il gruppo di progettisti indiani si mette a studiare sul campo come i propri clienti utilizzano la moto nelle loro avventure. Il loro scopo è dare una risposta pratica alle loro necessità.

E quando si parla di avventura in India, si parla di strade strette in pessime condizioni, pendenze importanti, pochi distributori di benzina, lunghe percorrenze. Se noi puntiamo abitualmente sulle Alpi, per i centauri indiani la meta delle mete si chiama Himalaya.

Questo il video che feci nel 2016 quando la presentarono a EICMA:

La Royal Enfield Himalayan è perciò una moto pensata per viaggiare su qualsiasi tipo di terreno, meglio se accidentato, offrendo comodità, robustezza, praticità e costi contenuti. A partire dal prezzo che qui in Italia è di 4.950 euro, una cifra che ingolosisce tutti gli amanti dei grandi viaggi. Tanto competitiva da destare persino qualche sospetto: ne varrà la pena? è adatta ai nostri standard?

I viaggiatori di lungo corso sanno che con un monocilindrico 400 si possono fare tantissime cose. In questo caso è proprio il motore della Himalayan però ha suscitare i primi mugugni: la scheda tecnica parla di appena 25 CV a 6500 giri e una più incoraggiante coppia di 32 Nm a 4250 giri. Cifre che suonano molto contenute rispetto a quanto siamo abituati a sentire in materia di moto da viaggio. Saranno sufficienti?

Come è fatta?

Rustica. Inutile girarci attorno: rispetto agli standard delle case europee e giapponesi c’è ancora un abisso in termini di qualità dei materiali e dell’assemblaggio. Detto questo, la domanda da porsi è: cosa mi serve veramente quando viaggio?

Qui si aprirebbe non un capitolo ma un libro intero (che dici, magari un giorno lo scrivo?) perché le esigenze possono essere le più disparate, certo, ma la prima cosa da tenere a mente è che mi serve praticità e la Royal Enfield Himalayan è l’elogio semovente alla praticità.

Una moto essenziale come non se ne vedevano da molto tempo che sembra costruita al motto “ciò che non c’è non si rompe e ciò che c’è si deve poter aggiustare in fretta”. Che poi è esattamente ciò che ti serve quando sei sulle salite di sassi del Ladakh!

Quindi niente elettronica (ad eccezione di iniezione, display e l’obbligatorio ABS) e niente regolazioni. Qui puoi scaricare tutti i dati tecnici sulla Himalayan.

Questo spirito piace anche qui da noi, nonostante le nostre esigenze siano un po’ diverse. Abbiamo molto più asfalto e le velocità medie sono decisamente superiori. Ma quando buttiamo le ruote in fuoristrada? Siamo sicuri di voler avere tra le mani un bisonte 1200 cc o quantomeno di essere sempre in grado di guidarlo a dovere? Non è che risulti infine troppo impegnativo e questo ci faccia godere meno del paesaggio che stiamo attraversando?

Domande che, credo, tutti ci poniamo di tanto in tanto. Ecco posso dire sin dall’inizio che con la Himalayan non temi nulla. Il senso di libertà è eccezionale perché senti che non c’è ostacolo che ti metterà in difficoltà: arriverai dappertutto, a patto di volerci arrivare con calma.

Come si sta in sella?

Piccola e comoda. Spesso le moto con dimensioni contenute, tipicamente quelle progettate in Asia, risultano un po’ scomode per noi europei. Non è il caso della Himalayan la cui triangolazione pedane-sella-manubrio è ben proporzionata. Certo le ginocchia stanno un po’ piegate quando si è seduti in sella ed è inevitabile perché la distanza dal suolo è ridotta a 800 mm, un record per una enduro. Quando si sta in piedi invece si guida benissimo. Il manubrio è abbastanza alto e così stretta la si riesce a stringere piuttosto bene tra le gambe. Qui si nota come il serbatoio in realtà sia estremamente stretto mentre i carter del motore risultino parecchio larghi tra le caviglie. Non è un’enduro vera e propria e il focus non è la prestazione. Il bilanciamento generale è buono.

La sella è ben dimensionata e realizzata. Nonostante l’aspetto non sia dei più lussuosi è migliore di quella di molte altre concorrenti più costose.

Come si guida?

Come ho anticipato, la Royal Enfield Himalayan ha l’enorme pregio di regalare una libertà assoluta. Asfalto o sterrato lei affronta tutto con la stessa naturalezza e semplicità. E anche con la stessa velocità praticamente. Non si tirano le marce (tanto non serve proprio a niente) ma non ci si ferma neppure mai: non vedi l’ora di intravedere qualsiasi piccola deviazione sterrata per imboccarla in cerca dell’ignoto. Il peso si fa un po’ sentire solo quando si deve spostare o alzare la moto, per il resto il buon bilanciamento e la seduta bassa aiutano parecchio e non si è mai in difficoltà, si riesce a girarla davvero in un fazzoletto.

Per viaggiare in statale ha tutte le carte in regola: non è un fulmine ma prende rapidamente quei 70-90 km/h che servono. Da rivedere invece la frenata sia per incisività sia per feeling, con il comando del freno anteriore che diventa presto spugnoso.

Cosa mi piace?

Mi piacciono il concetto in generale, la sua facilità e praticità, il look militaresco da piccola soldatessa alle grandi manovre.

Cosa non mi piace?

Non mi piace la frenata: davanti diventa subito spugnoso e la potenza è piuttosto ridotta. Un po’ sottodimensionato anche il motore, non in termini di cubatura ma di potenza. Probabilmente lavorandoci un po’ sù, specie sullo scarico, si riesce ad ottenere qualcosa, ma ci vorrebbe davvero qualche cavallo in più.

A chi la consiglio

A tutti quelli che non fanno mai autostrada. A tutti quelli e quelle ovviamente che vogliono alzarsi presto la mattina, caricare una borsa e partire senza meta, con calma, per assaporare il territorio palmo a palmo con una mite compagna di avventura. Insomma a chi non si vuole fermare mai e non sa cosa sia la fretta.

FOTO: FILIPPO PANDIN

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