Gocce al naso – Ferro Magazine 19

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L’inverno è un ineluttabile spartiacque: sei uno stagionale o sei “uno vero”? Ma soprattutto, perché dovrebbe contare qualcosa?

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Arriva il freddo inverno e con esso l’immaginaria mannaia che ci divide in due categorie: gli stagionali, quelli che già da ottobre prima di accendere il riscaldamento hanno messo coperta e mantenitore di carica alla moto, e quelli che non staccano mai l’assicurazione. Poi, tra questi, c’è anche chi la moto la usa anche nei mesi invernali. Gli altri, in genere, si limitano a sospirare ogni volta che passano per il garage. Ma guai a staccare l’assicurazione, altrimenti cosa penseranno gli amici?

Il gravissimo problema della stagionalità, si sa, affligge più il nord che il sud Italia dove – mannaggia al clima – il tempo è sempre più bello. Motivo di vanto o, a seconda, di scherno, la stagionalità ci divide in due squadre rivali, un po’ come scapoli e ammogliati. E anche in questo caso si cerca di auto-giustificare la propria scelta a chi in fondo ci invidia la condizione.

Ma perché diamo così importanza a cose così piccole?

Prendiamo un motociclista a caso: me. Sono piuttosto freddoloso e, anche se preferisco l’estate, soffro pure il caldo. Non essendoci più le mezze stagioni – o almeno così dicono – si evince che dovrei utilizzare la moto sì e no un paio di giorni all’anno. Eppure in moto ci vado sempre, perché mi piace sia che io stia sudando come un cammello sia che stia battendo i denti. Detto ciò, sono quanto di più lontano da un martire e il mio spirito di sacrificio è decisamente inferiore alla mia voglia di godermela. Ecco perché, ad esempio, quando due anni fa ho dovuto acquistare un’auto, mi sono stupito nello scoprire che si poteva viaggiare in pieno inverno senza vestirsi come un palombaro o avere la goccia al naso. L’ho avuta per anni quella goccia e, benché non facesse guadagnare punti col gentil sesso, ne andavo in qualche modo fiero. Perché era come dire: “sono un vero motociclista”. Lo sanno tutti che se usi la moto d’inverno, infatti, sei un vero motociclista, altrimenti per gli altri sei una sorta di impostore, ghettizzato in “possessore di moto”. Ma perché sentiamo il bisogno di vantarci di essere motociclisti per tutto l’inverno?
Abbiamo davvero così bisogno del riconoscimento della categoria?

Faccio un altro esempio: non sono mai andato all’Elefantentreffen (lo storico raduno invernale). “Come, come Motoreetto? Non sei mai stato all’Elefante? E come mai?” – espressioni talvolta incredule accompagnano sempre questa domanda che segue puntualmente il mio coming out. Sì, lo ammetto, non sono ancora stato all’Elefante e, per quanto affascinante, non ne ho mai sentito il richiamo. Non dico che non ci andrò mai, anzi, solo che non sento il bisogno di andarci per dimostrare che sono un vero motociclista.

Quante cose in realtà facciamo o diciamo soltanto perché ambiamo al riconoscimento della comunità? Quante volte scherniamo la presunta scarsa passione di altri solo perché in inverno preferiscono la briscola chiamata alla loro Ducati Multistrada? (no, Alberto, amico mio, non mi riferisco a te) Ok, io amo andare in moto quindi… non capisco come si possa preferire la briscola chiamata anche se fuori ci sono 0 gradi, ma diamine non devi dimostrare niente a nessuno.

Forse, se pensassimo di più a soddisfare la nostra passione, che sia andare in moto incontro a una bufera di neve o spendere nottate nel freddo di un garage a modificare il nostro ferro, senza preoccuparci del consenso sociale, saremmo tutti più appagati e meglio disposti verso il prossimo. Certo, dovremmo rinunciare a tonnellate di acidità riversata su Facebook, ma credo che potremmo resistere.

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@motoreetto

Ferro29 Special Rider

Motoreetto

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Nicola Andreetto, moto blogger da 'na vita, press officer all'occorrenza, media strategist, video maker ma soprattutto viaggiatore e sognatore. Mi hanno definito lo Storyteller su due ruote e forse c'hanno preso. Mi chiamano Motoreetto, perché tra me e la moto non c'è separazione.

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