La solitudine del viaggiatore – Ferro magazine 11

I legami ti rendono forte, ma la solitudine non è un castigo, è un piacere. Viaggiamo in bilico tra il fare e il condividere, dimenticandoci di noi stessi.

Seamus Heaney, premio Nobel nel 1995, una volta scrisse: “Se hai un primo mondo forte e una rete di rapporti consolidati, allora da qualche parte dentro di te sarai sempre libero; puoi camminare nel mondo perché sai da dove vieni e hai un posto in cui tornare”. Anch’io ho sempre pensato fosse così: avere degli amici, un legame con un territorio, ti rende più forte e libero, perché sai di poter contare su una casa, non un edificio, ma un mondo in cui tornare. Anche per questo quando viaggiamo cerchiamo di portare con noi chi è rimasto a casa. Un tempo si usavano le cartoline, ancor prima le lettere. Nella lontananza cerchiamo un’ancora, un legame con la nostra storia, aneliamo una vicinanza.

Oggi abbiamo in tasca tutto il mondo, non solo il nostro mondo. La combinazione smartphone + internet apre nel palmo della nostra mano una porta di contatto immediato con chiunque desideriamo. A che serve scrivere una lettera meditata che giungerà con giorni di ritardo se possiamo condividere ciò che vediamo in tempo reale e con tutti? Che ciò cambi il nostro modo di relazionarci non è una novità, ma vorrei ci soffermassimo su come intervenga sulla nostra percezione del viaggio e sulla stessa libertà.

Quando siamo in moto, siamo soli con noi stessi e questo ci piace. Questo perché la solitudine è una profonda esigenza dello spirito, ci consente di assaporare ciò che vediamo, di interiorizzarlo, di rielaborarlo secondo la nostra conoscenza e il nostro umore, è quindi essa stessa un piacere al contrario di quanto la società ci conduca a credere. Come scriveva l’esploratrice Freya Stark: “l’educazione moderna ignora il bisogno di solitudine […] da qui l’idea malata che si debba sempre fare qualcosa”. Era il 1931. Da allora le cose sono accelerate un bel po’ e la solitudine, la riflessione non sono in pratica più contemplate nella vita quotidiana. La condivisione ha preso il sopravvento sul momento stesso: dire agli altri ciò che si fa e si vede è divenuto più importante dell’azione.

Facendo il blogger so che il contenuto in real time, l’essere sulla notizia, il diario di viaggio “live” sono quanto di più apprezzato da chi ti segue e ti dia conforto, ma ho imparato sulla mia pelle come ciò sottragga tempo, attenzione e piacere alla solitudine. Avere un mondo, una casa, degli amici equivale a poter essere libero di viaggiare, ma ricercare il continuo contatto e approvazione degli stessi equivale a non viaggiare per niente.

Qual è l’ultima volta che hai apprezzato la tua solitudine?

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