La distanza è relativa – Ferro magazine 7

La distanza è relativa, ho sentito dire, e la distanza è relativa vi dico anch’io. Ma relativa a cosa esattamente? Alla tua schiena? Alla temperatura? Alla tua fame? Non di certo al tuo ferro.

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Quando incroci un automobilista non è che gli chiedi da dove viene o dove va. Anzi, a dire il vero un po’ ti scoccia il fatto che sia proprio lì nello stesso posto dove sei tu, ad occupare il tuo spazio, a “rubare” la tua ombra. Vorresti startene per gli affaracci tuoi, si capisce, ed è anche per questo che tu viaggi in moto. Fa caldo, l’estate è esplosa finalmente, e quelli lì con l’auto tutta bella carica di cuscini (chissà poi perché), pinne e gommoni tu li guardi con un misto di fastidio (non dovrebbero esistere), commiserazione (poveretti, non sanno che si perdono) e una leggera invidia rabbiosa (in fondo l’aria condizionata oggi ci starebbe a palla). Alla fine propendi per la commiserazione, così che capiscano dal tuo sguardo fiero che sono loro gli sfigati, non tu che a 40° stai con la giacca di pelle e sudi come un maiale su uno spiedo. Perché tu sei un figo, tu vai in moto, tu sei più tosto di un chiodo da bara. E per inciso, in moto ci vai davvero e fai un mucchio di strada, mica sei un turista. Ecco perché la tua moto è carica più di un mulo del Terzo Reggimento Alpini ed ecco perché nonostante sul mercato ci siano ormai valigie di tutte le misure e fogge, ti ostini a legare tenda, sacchi a pelo, materassini e affini con le cinghie. Le cinghie sono il feticcio del viaggiatore. Senza qualcosa di appeso e legato come una lonza alle estremità della tua moto, potresti apparire come un commercialista in vacanza, non come un vero viaggiatore. Quindi leghi qualsiasi cosa, anche se c’hai posto nella borsa.

La scena si ripete spesso quando sono a zonzo e mi fermo in quelle bizzarre oasi che sono i distributori di benzina o – peggio – gli Autogrill. In questi, lo ammetto, mi vergogno un po’ perché da moto viaggiatore purista quale mi atteggio essere, dovrei evitare le autostrade più di una zanzara l’Autan e temo che prima o poi qualcuno mi punti il dito contro e mi costringa a chiedere perdono. Di tanto in tanto si fanno anche degli incontri piacevoli. Noi centauri si sa che ci guardiamo già con la coda dell’occhio e ancor prima di aver parcheggiato abbiamo già passato scannerizzato tutte le moto e i motociclisti già presenti nell’area di sosta. Ormai sono talmente allenato che prima ancora di dare il calcetto alla stampella laterale già so se c’è o meno qualcuno con cui interagirò.

Qualche giorno fa, ad esempio, risalivo dall’Abruzzo e nei pressi di Rimini mi sono fermato per una pausa dal caldo soffocante. Nell’entrare nell’area di sosta ho adocchiato subito un vecchio DR600 carico ai limiti dell’impennata perenne. Neppure il tempo di sfilarmi il casco che il suo proprietario si avvicina per scambiare due chiacchiere confermando le mie teorie di cui sopra. Devo dire che per strada si fanno sempre gli incontri più curiosi, d’altra parte difficilmente una persona interessante se ne sta chiusa in casa tutto il tempo, no? Il ragazzo in questione viaggiava solo e non pareva particolarmente organizzato con i bagagli. D’altra parte con un mezzo del genere era più rock che mai e aveva già tutta la mia stima per essersi messo in viaggio. Commenta con un po’ di invidia l’appendice aerodinamica offerta dal mio ferro e mi indica il suo vecchio destriero commentando: “viaggio sui 100, non posso andare sopra i 110”. Un conto è viaggiare piano quando sei su una provinciale, ma in autostrada è una gran seccatura. Gli confermo che con la mia si viaggia benone pure in due e a pieno carico e per sottolinearlo gli dico che sto andando da Pescara a Milano. Anche lui è diretto al nord, va a Como, e anche lui ha sostato in Abruzzo, ma è partito da Gallipoli. In confronto mi sento un pivello, oggi nella gara al culo di ferro vince lui alla grande: da Gallipoli a Como su un DR600 richiede una buona dose di convinzione oltre che di antidolorifici per la schiena. Ci salutiamo, certi di rivederci più avanti e in effetti così sarà.

Quando riparto non posso che pensare che le distanze sono una questione mentale. Ho conosciuto ragazzi che con fior fior di moderne tourer non vanno oltre al raggio di 100 km da casa e altri che con la stessa moto fanno il giro del mondo. Di imprese motociclistiche, in fondo, ne abbiamo sentite tutti e ognuno di noi ne ha qualcuna da raccontare. Io stesso oggi su questa autostrada sono svogliato e questi noiosissimi chilometri mi pesano, mentre altri giorni partirei per andare in capo al mondo pure su un motorino scassato. Non sono le ruote a misurare le distanze, non è il comfort (anche se aiuta), ma siamo noi stessi, con la nostra attitudine e fame di andare. Se i tuoi occhi sono sazi, se il tuo cuore non ha appetito, non andrai da nessuna parte, manco se hai una sella da prima classe.

E tu, come viaggi con il tuo ferro?

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