Daniel Pedrosa, la storia del piccolo torero gentile

daniel pedrosa profile

Nei primi anni duemila il mondo del mociclismo impara a conoscere un ragazzino spagnolo minuto e un po’ timido, che quando è in sella alla moto fa faville e mostra tutt’altro carattere. L’enfant prodige del motociclismo iberico risponde al nome di Daniel Pedrosa, nato il 29 settembre del 1985 a Sabadell in Catalogna.

Daniel Pedrosa all’esordio nel mondiale, nel 2002

Gli esordi del piccolo Dani

Dani, come lo chiamano tutti da subito, si fa notare la prima volta nel 1998 nel campionato mondiale di minimoto. Il suo talento è cristallino e già l’anno successivo è vicecampione nazionale. Partecipa perciò al campionato monomarca indetto da Honda per scovare le giovani promesse e… vince. Questo gli vale le attenzioni della Casa giapponese che decide di portarlo subito al mondiale nonostante la giovanissima età. La decisione si rivela quanto mai appropriata perché alla sua prima stagione in 125, il piccolo Dani, che è alto appena 1,60 e non pesa neppure 50 kg, conquista ben cento punti e viene nominato “Rookie Of The Year”. Iniziano così a crearsi molte aspettative sul suo conto, vista l’efficacia del suo stile di guida così pulito: nel 2002 ottiene le prime tre vittorie e conclude il campionato in terza posizione con ben 243 punti. L’anno successivo gliene bastano 223 per arruolarsi per la prima volta Campione del Mondo: è il 2003 e il piccolo torero viene indicato come il nuovo che avanza, il talento cristallino, la giovane promessa. Su di lui le aspettative si fanno sempre più pressanti.

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Vittorie e infortuni

Purtroppo Dani fa anche conoscenza con il primo brutto infortunio che lo costringe a saltare due gare e mette in serio pericolo la sua carriera: durante le prove del Gran Premio di Australia si frattura entrambe le caviglie!

Rimessosi durante l’inverno esordisce nel 2004 nella 250 e lo fa in modo strepitoso. Ottiene ben sette vittorie e un totale di 317 punti che gli consentono di vincere agevolmente il titolo di Campione del Mondo. Al primo tentativo.

A 19 anni e 18 giorni diventa così il più giovane pilota a conquistare l’alloro in questa classe ed è anche il primo e l’unico ad aver vinto consecutivamente due titoli in due classi diverse.

I record per il piccolo torero non finiscono perché nel 2004 con otto vittorie e 309 punti è di nuovo campione del mondo nella 250. Diventa così il più giovane a vincere due titoli consecutivi in questa classe e con ben 21 vittorie prima di aver compiuto vent’anni supera anche il record detenuto fino a quel momento da Valentino Rossi.

I campioni del mondo 2004: Daniel Pedrosa (250), Valentino Rossi (MotoGP) e Andrea Dovizioso (125)

2006: un fantino in MotoGP

Si apre per lui la strada della MotoGP con l’ingaggio per il team HRC Repsol Honda, Casa con la quale Pedrosa ha sempre corso e con la quale oggi sappiamo correrà fino alla fine della sua carriera agonistica.

Il suo fisico da fantino, se per certi versi poteva essere un vantaggio nelle piccole cilindrate, diventa in realtà una difficoltà in più sulle grosse e potenti MotoGP. Ciononostante nel 2006, l’anno d’esordio, Daniel si dimostra subito molto competitivo e vince per due volte.

Nicky Hayden e Daniel Pedrosa, piloti ufficiali Honda nel 2006

In quell’anno appare chiaro a tutti che è lui il pilota su cui Honda ripone maggiori speranze e non Nicky Hayden che, per i giochi del destino e grazie alla grande costanza, riuscirà poi a vincere il titolo all’ultima gara. In quel 2006 Dani Pedrosa è spesso il più veloce non solo nel team, ma in pista; è forte il desiderio di squadra e sponsor iberici di vederlo già vincente all’esordio, ma la guida più fisica delle MotoGP lo mette altrettanto spesso in difficoltà e numerose sono le cadute. E quando Dani cade, si fa male.

Quando il setup e la pista sono giuste, però, mostra una guida rapidissima, pulita, senza sbavature e anche gli esperti Rossi, Capirossi, Gibernau, faticano a tenere il suo ritmo. Nel 2007 lotta spesso con Valentino, il loro “pacchetto” è molto vicino e hanno sempre tempi molto vicini. Alla fine del campionato riesce per un solo punto a beffare il dottore e a diventare vicecampione nell’anno dell’inarrestabile Casey Stoner (che come Dani, arriva in MotoGP nel 2006 ndr) e della Ducati.

Una stella beffarda

L'impressionante elenco di infortuni di Dani Pedrosa
L’impressionante elenco di infortuni di Dani Pedrosa

La buona stella del piccolo torero gentile sembra però voltargli le spalle sul più bello. Dopo i successi e i record sulle piccole cilindrate, Dani non riesce a imporsi nella combattuta classe regina. Certo, ha a che fare con Valentino e la Yamaha e con Stoner e la Ducati, ma la sorte non gli è proprio mai favorevole. Ogni inizio stagione sembra possa essere l’anno buono e invece arrivano gli infortuni. Tanti, troppi, pesanti. Dani si rialza sempre, con una determinazione da samurai, altro che torero.

A partire dal 2008 la sua carriera è costellata di colpi di sfortuna che gli impediscono di esprimere al meglio il suo potenziale e che piano piano lo fanno apparire anche al pubblico come un pilota sfortunato. Forse perché Dani non è un chiacchierone, evita qualsiasi polemica, non litiga mai con nessuno, quando deve dire la sua opinione la dice in maniera ferma e gentile senza attaccare gli altri, neppure quando rimane vittima degli errori altrui, come gli capita con un’incidenza che ha dell’incredibile.

E quando non sono gli infortuni a minare le sue certezze, ci pensano i compagni di squadra. Nei suoi dodici anni in MotoGP con Honda vede vincere i compagni si squadra Hayden, Stoner e Marquez (beh quest’ultimo per ben cinque volte).

MotoGP, il sogno proibito

Costantemente nelle prime posizioni, il titolo mondiale nella massima categoria continua a sfuggirgli e piano piano la luce nei suoi occhi si affievolisce. Le coppe in bacheca rimangono le stesse, mentre la lista degli interventi chirurgici e delle fratture si allunga sempre più. Chiunque perderebbe motivazione, ma lui insiste. Questo ne fa sicuramente uno dei piloti più stoici ed eroici dei tempi moderni e solo per questo Daniel Pedrosa di Sabadell merita tutto il nostro rispetto.

La sua stoicità, la sua comprovata sportività e i suoi toni sempre misurati fanno di Daniel Pedrosa un pilota molto amato dal pubblico e stimato dai colleghi. Quasi sempre lontano da riflettori e ancor più dalle polemiche da social, ha sempre badato più alla concretezza dei risultati e questo gli viene riconosciuto in una carriera che si è fatta lunghissima.

Basta scorrere il suo palmares per rendersi conto della sua incredibile costanza che lo pone nelle prime posizioni ininterrottamente da dodici stagioni. Un osso duro, il piccolo Dani, con il quale Valentino Rossi, Marc Marquez e Jorge Lorenzo hanno spesso duellato trovando sempre pane per i propri denti e fair play.

L’ultima questo week-end a Valençia

Per lui quella di questo week-end a Valençia sarà l’ultima gara in MotoGP. Ha detto addio alle corse appena compiuti i trentatre anni. Un addio agrodolce a quella MotoGP che l’ha illuso e poi frustrato anno dopo anno. La sua determinazione e motivazione è stata progressivamente minata come il suo fisico martoriato dagli interventi. Lascia così, consapevole di aver raccolto meno di quanto la sua buona stella gli avesse predetto in titoli, ma molto in ammirazione da parte di chi segue con amore il motociclismo e non la sterile e puerile tifoseria da stadio.

L’anno prossimo lo vedremo ancora aggirarsi per il circus in qualità di collaudatore per KTM che di certo farà tesoro della sua lunga esperienza in MotoGP, ma ci mancherà il piccolo Dani, nei resoconti di gara, nelle classifiche e nei commenti pacati. Chissà, forse in futuro tornerà a correre, magari in MotoE o magari ci riserverà qualche commento pulito dalla cabina di regia.

#RIDEMORE

Motoreetto

Motoreetto

Nicola Andreetto, creatore di contenuti ad alto tasso motoristico. Moto blogger da 'na vita, press officer all'occorrenza, media strategist, video maker ma soprattutto imperturbabile sognatore, una volta mi hanno dato dello Storyteller su due ruote e mi è piaciuto. Gli amici mi chiamano Motoreetto, le amiche invece non mi richiamano mai.

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