Cinque motivi per seguire la Formula E (e uno per non amarla)

formula e motoreetto spiega perché seguirla e perché no

Lo scorso weekend è iniziato il campionato di Formula E. Qui trovi cinque buoni motivi per darle un’occhiata e uno per non guardarla.

Questo week-end c’è stata ad Hong Kong la prima gara del campionato mondiale di Formula E.
Ovvero la formula uno delle auto elettriche.
Ok, ti dirai, Motoreetto sono auto e sono elettriche, che me ne frega a me?
Magari non te ne frega niente, o magari ti fa piacere ogni tanto affrontare un argomento nuovo e non parlare sempre delle stesse cose. Alla fine si tratta pur sempre di gare, di guida e di motori. Quindi di qualcosa che può appassionare.
E a me piace parlare di passioni. Perché senza la passione non si va da nessuna parte.

Ok… sto andando fuori tema.

Qui e ora non parlo della gara in sé, che in questo momento interessa relativamente, ma di cosa ho imparato su questo campionato e del perché secondo me può valer la pena seguire la Formula E.

Per prima cosa come funziona la Formula E?

Sono vetture monoposto simili nell’aspetto alla Formula Uno, però hanno le ruote da 18 pollici con pneumatici Michelin molto più simili a quelli che si usano su normali auto sportive.
L’aerodinamica è meno caricata, perché pensata per una maggiore efficienza più che per la velocità massima che comunque può essere anche di 280 km/h.
Le batterie sono da 200 kWh e pesano poco più di 300 kg. Durante le qualifiche vengono usate alla massima potenza, mentre in gara sono limitate a 180 kWh.
I team iscritti sono 10 e schierano due piloti che hanno due macchine ciascuno. Perché due?
Perché durante la gara devono tutti obbligatoriamente cambiare auto, lasciare quella scarica e prendere quella carica. Questo può rimescolare le carte proprio come i pit stop di Formula Uno. L’avere due auto non significa però che possano spremerle per tutto il tempo: la bravura del pilota sta nel gestire la potenza in modo da non esaurire le batterie al momento sbagliato.
Si fanno due gare, una il sabato e una la domenica e i risultati possono essere molto diversi come si è visto proprio questo weekend.
Poi c’è una cosa molto simpatica detta Fan Boost. In pratica i fan possono usare Twitter per sostenere il proprio pilota preferito. I tre che vengono menzionati più volte con l’hashtag #FanBoost hanno la possibilità di avere una potenza aggiuntiva di 100 kJ da usare sulla seconda auto per il finale di gara.

Cinque buoni motivi per seguire la Formula E

Veniamo dunque a noi: perché trovo la Formula E meritevole di attenzione? E poi ti dirò anche in cosa invece la Formula E fa cilecca.

  1. perché, come avveniva un tempo con la Formula Uno, ci può essere un passaggio diretto di tecnologia alla produzione di serie. E lo dimostra il fatto che sempre più aziende importanti stiano mettendo non solo il logo ma anche il naso in questa formula. Lo stesso Marchionne – sempre detrattore dell’elettrico – ha messo al lavoro FCA che potrebbe debuttare con Maserati il prossimo anno.
  2. perché corrono su circuiti cittadini e da un punto di vista scenografico è molto bello e avvicina il motorsport alla gente. Se sono a Hong Kong riconosci che sono a Hong Kong… Di contro il circuito cittadino è spesso più stretto, induce all’errore, dunque la gara è di solito più combattuta e basta un piccolo sbaglio per rimescolare tutto. Ma è anche più lenta.
  3. perché chi segue da casa grazie al meccanismo del fan boost può avere un ruolo attivo. Per quanto marginale è comunque un coinvolgimento che nessun altra gara ti offre e non è detto che non possa essere decisivo per quel pilota che può magari effettuare un sorpasso proprio grazie al tuo tweet.
  4. perché non c’è divismo, o perlomeno non c’è ancora; c’è un contatto più diretto tra pubblico e piloti. Una cosa che mi piace, ad esempio, è il podio vicino alla gente con i piloti che per raggiungerlo devono passare a piedi in mezzo alla folla dando il 5 ai fan.
  5. perché il livello tecnico dei team è molto vicino per cui le gare sono sempre combattute e non è mai facile prevedere il vincitore. Inoltre rispetto alla Formula Uno la guida è ancora più umana, più sporca, con più traversi e il pilota conta moltissimo.

Ne aggiungo infine un sesto:

6. perché, spero, ci possa far capire qualcosa in più della propulsione elettrica nel bene e nel male, ma soprattutto può darci un’idea di come potrebbe essere la E-Motogp che dovrebbe prendere il via nel 2019.

Un buon motivo, invece, per non appassionarsi

Ora però voglio anche fare una considerazione sui punti in cui la Formula E ancora fa cilecca e ha difficoltà a catturare l’attenzione degli appassionati di motorsport. L’aspetto più macroscopico sono proprio le vetture: un regolamento che impone auto così simili, necessario per far partire una nuova formula da zero, se non si evolve nella maniera corretta e quindi con una pluralità di scelte tecniche diverse, rischia di portare la Formula E ad essere una costosa gara di Go Kart elettrici tutti uguali.

Lo stesso meccanismo del Fan Boost, abile stratagemma per dare l’illusione al pubblico di contare qualcosa, è di fatto contrario alle logiche di qualsiasi sport perché si tratta di un aiutino esterno, di una specie di doping, di una mano invisibile che può scombinare le prestazioni di team e pilota. Credo che ci possa stare finché le auto sono così simili tra loro, ma che debba poi scomparire quando il confronto salirà di livello.

 

Hai visto la Formula E? Dimmi la tua nei commenti. Ma se il commento che stai per scrivere è “non fanno rumore” sprechi solo fiato perché la notizia mi era già giunta da un pezzo.

Ci vediamo la prossima e… dai gas ma responsabilmente.

#RideMore

Motoreetto

Motoreetto

Nicola Andreetto, moto blogger da ‘na vita, press officer all’occorrenza, media strategist, video maker ma soprattutto viaggiatore e sognatore. Mi hanno definito lo Storyteller su due ruote e forse c’hanno preso. Mi chiamano Motoreetto, perché tra me e la moto non c’è separazione.

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