Viaggiare soli o ben accompagnati? – Ferro n°6

Viaggiare soli o ben accompagnati? Uno degli eterni dilemmi del viaggiatore su due ruote è se godere appieno di una cavalcata solitaria oppure condividere un momento speciale con qualcuno che conta. Arriveremo mai a una risposta?

Probabilmente nel momento in cui sfogli questa rivista sei proprio nel bel mezzo di un viaggio sul tuo ferro. Mi piace pensarti così, con “Ferro Mag” legato con gli elastici alle borse (ocio che si sciupa). Sfruttando le ferie te la stai godendo a zonzo per l’Italia, forse l’Europa o chissà quale altro diavolo di posto e, francamente, anch’io spero di essere nella stessa situazione e a quest’ora dovrei aver puntato le ruote della “Pina” (la mia moto ndr) verso il sud Italia. Basta stress. Addio appuntamenti, telefonate, mail che ti inseguono ovunque in qualunque momento. Solo tu e il tuo ferro, uno di quei piccoli spazi temporali che ti concedi perché ti fanno tornare vivo, ti fanno sentire come se ti prendessi cura di te stesso. Semplicemente facendo con ciò che più ti piace fare, con il tuo giocattolo da bambinone cresciuto quale sei. Ma sei solo o non lo sei? E soprattutto, preferisci viaggiare in moto per conto tuo, incarnare il ruolo del cavaliere errante solitario oppure per te è un’esperienza che va condivisa in tempo reale con gli altri, magari con una persona speciale o gli amici di sempre? Forse non ci hai mai pensato o, forse sì e non gli hai mai dato importanza, io invece ho cominciato a dargli importanza qualche anno fa, allo spuntare dei primi capelli bianchi. Prima ero concentrato sull’afferrare il manubrio e andare, chi c’è, c’è. Dopo un po’ di anni e di avventure, inizi a guardarti indietro, ti ricordi il tal viaggio o il tal altro, ti accorgi di come alcune memorie cambino colore a seconda di chi c’era con te a vivere quell’esperienza. Persino i posti non sembrano gli stessi. Le persone che ci circondano condizionano la nostra percezione, sia nel presente sia nel futuro, quindi sono importanti. Ho realizzato di avere ricordi fantastici di posti normalissimi solo perché grandiosa era la situazione, l’alchimia con i miei compagni di viaggio. Peggio, ho dovuto ammettere a me stesso che alcuni posti incredibili che ho visitato sono poi diventati più piatti, hanno perso fascino, solo perché chi era con me non rendeva il viaggio eccezionale, anzi mi faceva venire voglia di tornarmene a casa o ripartire solo. Ammettilo, quante volte è capitato anche a te? E quante volte sarò stato io a rovinare il ricordo di qualcun altro!

Conosco motociclisti che si muovono sempre in gruppo, sono una squadra, perfino con tutti i loro rituali. Sono un team, un clan, la moto li unisce e guai a chi prova a dividerli. Le loro uscite sono sempre speciali, sono affiatati. Poi conosco altri riders che, invece, viaggiano in lungo e in largo sempre soli. Nessuno è in grado di infilarsi tra loro e la loro esperienza di viaggio, la vogliono assaporare appieno, sorso dopo sorso senza perdersene una goccia. Le loro uscite sono sempre speciali, catturano tutto.

Quindi mi sono chiesto: e io dove sto? Mi piace sicuramente la compagnia ma amo la solitudine. Ho viaggiato in coppia, con i pochi ma buoni, in un team affiatato e persino come accompagnatore di un gruppo. Quindi? Cosa ho imparato su me stesso?

Ci pensavo mentre ho scattato la foto che vedi, lo scorso aprile. Era più o meno l’ora di pranzo e dopo quattro-cinque ore di curve ho trovato questa spiaggia, ho estratto dalla bisaccia una baguette col prosciutto e mi sono sdraiato sulla sabbia. Stavo percorrendo il periplo della Corsica da solo (se ti sei perso il racconto, dai un occhio al mio blog!). Mi sono guardato attorno e mi sono commosso per la bellezza di ciò che stavo vivendo. Mi sono voltato e attorno a me non c’era nessuno con cui scambiare uno sguardo di complice assenso. Ho pensato che nessuna foto, video o racconto ben dettagliato sarebbe stato mai in grado di mostrare agli altri ciò che i miei occhi vedevano. Avrei voluto che le persone a cui tengo di più potessero vivere la stessa sensazione in quel preciso istante. Una volta tornato a casa tutto questo non sarebbe stato uguale per nessuno, ma sapevo anche che quel preciso istante non sarebbe stato uguale se non fossi stato solo.

Quindi, meglio viaggiare soli o ben accompagnati? (il mal accompagnati lo escludo a priori, ovvio)

Ci provo così: quando viaggi da solo è come se ti togliessi uno strato di pelle, senti tutto di più, è come se i tuoi occhi si aprissero il doppio, catturi tutto e la tua memoria registra più di mille hard disk. Inoltre non hai scudi sociali e quando incontri persone lo fai senza alcuna difesa. Sei tu e sai che potresti aver bisogno di una mano, non rappresenti alcuna minaccia e sei più umile. Quando viaggi con le persone giuste, di contro, le parole non servono e non devi cercare metafore per spiegare ciò che provi. è una sensazione indescrivibile rivedere negli occhi dell’altro la stessa emozione che stai provando tu e il senso di complicità appaga lo spirito.

E tu come assapori la strada sul tuo ferro? Dillo @motoreetto. Che tu sia un solitario o preferisca la compagnia ricordati sempre: Dai Gas Responsabilmente.

Ogni mese su Ferro Magazine, La Pagineetta, la rubrica di Motoreetto. Clicca qui per rileggere gli articoli pubblicati finora.

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