Di quella volta che, per caso, incontrai su un sentiero Emilio Ostorero

Su un sentiero in Val di Susa mi affianca un nonnetto su una vecchia Panda 4×4. Due battute sulle moto, il vecchio ne sa. Scusi, ma lei è mica Ostorero?

emilio ostorero ritratto 16 volte campione italiano motocrossC’è stato un tempo in cui il suo nome era leggendario. Il Motocross era agli albori, roba da pionieri, e lui ne era il talento più cristallino. La specialità si era già diffusa in tutta Europa, ma solo in quegli anni, sul finire dei Cinquanta, iniziò davvero a essere seguita e nota al grande pubblico. Allora era il suo nome quello che di solito si trovava in cima alla lista al termine di una gara: Emilio Ostorero.

Io sono nato parecchio dopo, troppo tardi perché Emilio Ostorero potesse essere un idolo della mia epoca. Tuttavia la mia passione per la moto e per la sua storia mi ha portato più volte a imbattermi nel suo nome sui vecchi libri e nelle vecchie classifiche. Un giorno chiesi a Umberto Borile se avesse un eroe motociclistico e lui mi rispose senza esitazioni: Emilio Ostorero. (Leggi qui l’intervista) Allora mi documentai e cercai qualche informazione in più delle poche che possedevo su chi fosse questo figlio di un barcaiolo del Lago di Avigliana, in Val Di Susa che negli Anni Sessanta era stato capace di conquistare non uno ma 16 titoli nazionali. Classe 1934, corse fino al 1974 e dieci anni più tardi, nel 1984, per divertimento partecipò al Rally dei Faraoni. Non aveva mai fatto un rally nel deserto prima di allora, aveva cinquant’anni, non gareggiava da dieci e si presentò al via con una Honda monocilindrica. Ciononostante chiuse sesto.

La scorsa settimana seguivo un sentiero in Val Di Susa, non molto lontano da Avigliana e dalla Sacra di San Michele. Varie auto anfrattate nel bosco dichiarano che è un buon giorno per andar per funghi. Probabilmente anche quello che, davanti a me, alza questa polvere con la sua Panda è qui nella speranza di portarsi a casa qualche bel porcino. Mi nota dallo specchietto e accosta per farmi passare – cosa rara in Italia – lo saluto e ricambia sorridente. Che strano, penso, di solito i motociclisti li mandano a quel paese… Qualche chilometro dopo mi fermo e l’anziano con la Panda sopraggiunge. Si ferma anche lui, deciso a fare due chiacchiere. Scopro che è appassionato di moto e il suo viso, nonostante qualche ruga, mi torna familiare. “Ma lei, non è mica per caso Emilio Ostorero?

Ci infiliamo nel bar più vicino per un caffè ma soprattutto perché voglio sentire qualche aneddoto, un’occasione imperdibile. Sono talmente preso che dimentico di avere con me una telecamera, semplicemente me ne frego perché voglio ascoltare. Emilio, di certo, non si fa pregare. Parliamo di motociclismo e di fuoristrada in genere, di come siano cambiate le cose sia in peggio sia in meglio. Guarda la mia giacca con le protezioni e pensiamo a quando lui correva con un maglioncino di lana. Sostiene che in moto quando gli capita ci va ancora, ma ora corrono troppo: “mi hanno fatto provare una delle nuove KTM… quelle lì con 150 cavalli… Fffff… non ho resistito, l’ho tirata scendendo verso Torino, ma quelle robe lì sono aerei, facevo i 240!

Rido immaginando la scena della stradale che ferma un ottantenne per un simile eccesso di velocità. Sentendolo parlare è più facile intuire come gli sia venuto in mente di partecipare a cinquant’anni suonati al Rally dei Faraoni ed è inevitabile che si finisca a parlare di quell’incredibile sesto posto da esordiente. Gli aneddoti, poi, non gli mancano di certo.

emilio ostorero figurina collezioneEro molto amico di Gaston Rahier. Mi ha detto che per guidare nel deserto dovevo tenere aperto e così ho fatto tutto il tempo. A un certo punto una duna era più dura delle altre e ho fatto un volo… Allora gli ho detto “senti Gaston, vai avanti te che io ti seguo“. Era il 1984, i rally erano all’apice della popolarità e Rahier con la sua R80 GS conquistava sia la Parigi-Dakar sia quel Faraoni. Ciononostante Emilio ricorda come tra piloti ci fosse uno spirito che talvolta oggi non ricordiamo, una solidarietà non solo tra concorrenti, ma anche nella vita di tutti i giorni. Racconta che mancava poco al termine della tappa, forse 40 – 50 chilometri, ma era il momento dell’ultimo rifornimento. Emilio non ha praticamente più benzina e si ferma subito dopo Rahier.

Era l’ultima tappa, si giocava la vittoria, ma Rahier si rifiutò di ripartire finché i suoi non mi avessero dato la benzina!”

Mentre lo staff BMW provvede al proprio campione, Emilio da privato non ha nessuno. Il suo team di supporto non è riuscito ad arrivare al punto di incontro e rischia di dover rinunciare alla gara a pochi chilometri dall’arrivo. Con la faccia tosta di chi non ha alternative, si rivolge ai tedeschi e chiede qualche litro di benzina, anche i secondi sono preziosi in un rally. Il responsabile BMW rifiuta fermamente scatenando l’ira di Rahier che, pur essendo primo in classifica e rischiando di compromettere la vittoria, si rifiuta di ripartire finché non avranno dato la benzina al suo amico Ostorero.

Fu così che Emilio non solo riuscì a concludere il suo primo e unico rally a cinquant’anni, ma si piazzò addirittura sesto.

Lo saluto e prometto che ripasserò da quel sentiero, magari sarò fortunato ancora una volta e potrò ascoltare un altro dei suoi aneddoti. Ho scoperto che Emilio ha fatto anche un libro, lo trovi qui: www.emilioostorero.com. Ci trovi anche alcuni preziosi filmati d’epoca dagli archivi Rai, chicche da non perdere per rivivere un’epoca in cui il motociclismo era del tutto genuino e casereccio, quando c’era l’umiltà di ascoltare e imparare e chi andava in moto lo faceva con uno spirito di sacrificio e una passione grande come una casa, una bella malattia che l’età non fa passare.

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