Lo strano caso delle moto Soriano

Un nuovo marchio si affaccia nel motociclismo con l’obiettivo di rivoluzionare le regole della mobilità elettrica grazie a una moto made in Italy e capitali americani. Eppure qualcosa non torna.

Fosse stato il primo di aprile non ci sarebbe stato poi nulla di strano. Avrei cercato il pesce di carta che qualche malandrino mi aveva appiccicato sulla schiena e mi sarei fatto una risata balbettando “ci sono cascato”. E invece era il 10 di novembre e quello che stavo vedendo non era uno spettacolo di varietà nonostante le ballerine, un tenore e la musica ad alto volume. Attorno a me colleghi giornalisti di varie testate, a rappresentanza più o meno di tutta la stampa del settore motori, alcuni inviati stranieri e dei quotidiani, youtuber, insomma quel che si dice una buona copertura.

Alcuni avevano un’aria divertita, altri più interdetta come dev’essere stata la mia ad un certo punto della presentazione. A cosa mi riferisco? Al debutto della neonata – o rinata, come vedremo fra poco – Soriano Motori, un evento che è stato singolare nella forma e nella sostanza, ma del quale mi pare nessun collega abbia voglia di parlare nello specifico limitandosi tutti a riportare il fatto nudo e crudo, ovvero la nascita di una nuova proposta motociclistica. Ora ti spiego meglio, ma prima facciamo un salto indietro di circa ottant’anni perché, come già dissi tempo fa in questo post, sei più credibile se hai un passato.

Soriano ieri

Alla fine degli anni Trenta un artistocratico spagnolo con il pallino dei motori, dell’arte e degli affari, ebbe l’intuizione che delle moto leggere potessero avere un buon mercato. Se ci pensiamo bene all’epoca c’erano sì stati degli esempi di motociclette leggere, ma non erano ancora nati veicoli come la Vespa o il ciclomotore vero e proprio.

Una vecchia motocicletta Soriano, anni Quaranta, Spagna.

Ricardo Soriano, così si chiamava, avviò un’attività che per un decennio conobbe, se non una grande rilevanza, almeno una discreta diffusione con interessanti intuizioni in termini di prodotto e accordi commerciali che portarono, ad esempio, anche alla nascita della OSSA. Negli stessi anni il marchese di Ivanrey, questo il titolo nobiliare dell’ingegner Soriano che aveva studiato in Belgio ed aveva interessi che spaziavano dall’arte all’aeronautica, dal cinema al turismo, aveva avviato con un altro nobile, il marchese Pedroso, una ditta di automobili. Durò poco però. Ebbe più fortuna con il turismo, tant’è che a lui si deve una certa spinta per la Costa del Sol e la riviera di Marbella.

Immagine storica di una motocicletta Soriano in azione.

Insomma il marchese Soriano fu un uomo di certo vulcanico e influente nel suo tempo e seppe anche accumulare ricchezza. Anche se i suoi interessi si sono spostati in altri campi ed egli stesso si sia diviso tra la Spagna e gli States sposando nel 1907 l’italo americana di Chicago María Italia Blair Mitchell, è innegabile il ruolo pionieristico di quell’avventura motociclistica della quale, molto probabilmente, non avevi mai sentito parlare fino ad ora.

Soriano oggi

Marco Antonio Soriano IV posa in sella alla Giaguaro V1R.

Mi permetto di insinuarlo perché anch’io, benché mi definisca un discreto cultore della materia e mi occupi di moto da molti anni, non mi ero mai imbattuto nella storia delle motocicletas Soriano fino a pochi giorni fa. Faccio ammenda per la mia ignoranza. A farmele conoscere è il sedicente pronipote del succitato marchese, al secolo Marco Antonio Soriano IV, protagonista di questa curiosa rinascita.

Le informazioni note sui rami di discendenza si perdono un po’ nei decenni: l’unica notizia certa è che nel 1910 Ricardo Soriano ebbe una figlia, Inés Soriano y Blair, poi divenuta a sua volta Marchesa di Ivanrey. Non sono perciò riuscito a ricostruire in queste poche ore l’esatto ramo genealogico che lega il fondatore Ricardo Soriano con chi mi parla di rinascita del glorioso marchio presentandosi come suo nipote, ma non dubito che ne abbia diritto. In ogni caso poco cambia nel prosieguo della nostra storia.

Cresciuto a Wall Street tra indici Nasdaq e Dow Jones” – cito il comunicato – “e attratto dall’attuale cambiamento in corso e da un settore in progressiva espansione”, Marco Antonio Soriano IV ci ha radunato per dirci che non ha semplicemente intenzione di rilanciare con l’elettrico la storica azienda di “famiglia”, ma vuole candidarsi ad assurgere a vero e proprio baluardo della futura green mobility. Insomma vuole fare le cose in grande.

Ballerine fluorescenti introducono la presentazione di Soriano Motori.

Nello spazio allestito per la presentazione, con luci soffuse e musica techno che non facilita certo la conversazione, noto da subito un particolare: la nuova moto Soriano, motivo della nostra presenza in quel luogo, è sì sul palco ma in fondo, praticamente appoggiata al muro oltre che ovviamente coperta. Mi sarei aspettato di vederla in posizione più centrale visto che è l’unico esemplare presente (e probabilmente costruito). Ma anche questo non importa, perché il vero protagonista della presentazione è il nostro uomo dell’alta finanza newyorkese.

In un paio di occasioni un tenore è intervenuto sulle note di “Centro di gravità permanente” di Battiato e “it’s my life” di Bon Jovi.

Sorriso luminoso, ciuffo fluente, scarpa lucida, ha tutti i crismi dell’uomo di successo del nostro secolo. Con un accento americano da attore consumato condisce con qualche espressione anglosassone un eccellente italiano e sottolinea con una certa insistenza l’attaccamento al nostro Paese dove ha deciso di insediare la sua nuova avventura industriale. Marco Antonio Soriano IV è uomo d’affari e sul retro copertina del suo libro “Entrepreneur Madness – Learn to disrupt any industry” (La follia dell’imprenditore – impara a rivoluzionare qualsiasi settore) di cui ci fa gentilmente omaggio, ci lascia a bocca aperta con un curriculum a cui ben pochi possono aspirare. A soli 16 anni è già assistente nella banca privata del padre e della catena di cliniche e farmacie del nonno (un altro nonno evidentemente). A 20 “riversa la sua passione in partnership commerciali indipendenti focalizzate sulle tecnologie trasformative“. Tutto chiaro no?

Seguono negli anni ruoli come “Senior Financial Analyst” a “The World Bank Group” e persino “delegato alle Nazioni Unite” oltre a ruoli di prestigio da Goldman Sachs fino all’essere integrato nel The Merrill Lynch Wealth Management Platform. Ad ogni modo le sue attività di broker e imprenditore sono ampiamente declamate sul suo sito www.sorianogroup.com e sulla pagina LinkedIn oltre che sui principali social sui quali raduna qualche centinaio di follower.

Nasce la Giaguaro. Ma è così innovativa?

Veniamo dunque al momento clou. Dopo musica tekhno e video in cui si mostrava qualsiasi cosa e nulla con il ripetersi ridondante di termini come “disruption”, “bold”, “innovation” e via dicendo, dopo ballerine al buio vestite di lucine e un tenore che d’improvviso appare sopra le note di “Centro di gravità permanente”, finalmente il nostro uomo è pronto a rivelarci il suo piano. La Soriano Motori inizia un percorso per diventare un punto di riferimento nella mobilità elettrica e lo fa partendo dall’Italia (ecco perché il tenore! Penso tra me e me). Il primo tassello è una motocicletta ad alte prestazioni chiamata Giaguaro della quale non esiste una sola foto in movimento. Sulle pareti si susseguono i rendering fatti al computer fino al momento in cui, aiutato da Marco Melandri, l’erede Soriano toglie colmo di soddisfazione il telo alla sua creatura. Non ne commenterò l’estetica, giacché ognuno può farsi i propri gusti, e mi limiterò a parlare delle informazioni che contano, giacché ognuno può consultare la scheda tecnica.

La moto è stata sviluppata da un piccolo centro di ingegneria italiano a Galbiate (Lecco) incaricato al momento anche della sua produzione futura. A rivelarci i dettagli tecnici è il responsabile di questo progetto, l’ingegnere Cesare Brioschi che per primo ammette le tante difficoltà nell’affrontare una sfida così importante e le problematiche connesse alla propulsione elettrica. Dal palco, però, sembrano tutti restii a fornire dettagli sulla moto. Si limitano a sottolineare la presenza di due motori, del raffreddamento a liquido e di cambio e frizione, sicuramente delle originalità in tema di moto elettrica e scommetto fonti di grattacapi agli uomini dell’ingegner Brioschi. Tolte queste tre stranezze, però, la Giaguaro non ha null’altro di innovativo. Appare grossa, goffa, con una sezione frontale decisamente importante e la scheda tecnica ci riporta un peso di 255 kg. Poco nulla si sa sulle batterie, che dovrebbero essere di 20 kWh e pesare da sole un’ottantina di chili. A detta di chi l’ha provata (a quanto pare solo l’ingegnere e il proprietario) le prestazioni sono entusiasmanti per la grande coppia e per la facilità e maneggevolezza che il sistema con due motori e cambio a 5 velocità (più retro) riesce a donare alla Giaguaro.

Soriano domani?

L’esemplare di Giaguaro portata alla presentazione stampa.

Avviare una nuova sfida del genere non dev’essere facile. Specie quando dichiari l’obiettivo di diventare la Tesla delle moto ma ti presenti con una moto che di innovativo e interessante ha ben poco. Per di più alle spalle non hai nessuna grossa industria, nessun particolare know-how maturato in anni di studi o produzioni per altri, sei appena partito da un foglio bianco, anzi uno schizzo sul tovagliolo come ci racconta divertito il founder. Certo anche Elon Musk è partito da una visione e da un foglio bianco o quasi. A quanto pare il gruppo dell’ingegner Brioschi è alla prima esperienza su una moto elettrica e per giunta su di un progetto che è stato commissionato dal signor Soriano, quindi non nato da un’esperienza pregressa. La Giaguaro, insomma, non ha storico, ma avrà futuro?

Ad EICMA la Soriano Motori porterà almeno due prototipi della Giaguaro e il programma prevede la produzione della pre-serie di una decina di modelli per inizio primavera in modo da spingere sugli ordini che, ovviamente, si possono già fare sul sito on-line. Un domani ci dovrebbero essere anche dei punti vendita fisici e Marco Antonio Soriano IV ammette l’ambizione di avere in ogni città una casa per le sue moto, un po’ come Apple con i suoi store. Il marchio di Cupertino viene citato come esempio da seguire quasi quanto Tesla, tant’è che sul suo stesso profilo Instagram il fondatore si mette a confronto con Musk, Bezos e Bill Gates, ottenendo però solo 5 likes.

Un curioso post sul profilo Instagram di Soriano Motori.

Soriano Motori vuole diventare uno stile di vita, non solo un costruttore di moto. Ecco che ben più articolata è già la produzione di una capsule collection di capi che richiamano l’estetica biker. Chiodi di pelle che hanno l’originalità di essere stati pittati da un amico artista e accarezzati da un amico designer. Insomma roba di pregio che si inserisce in un programma più ampio, denominato “Soriano Lifestyle Membership” con il quale sarà possibile partecipare ad eventi, andare in vacanza in hotel di lusso, giocare a polo e chissà cos’altro.

Lifestyle collection Soriano Motori.

Non conosco i prezzi delle giacche di pelle, ma sono noti quelli per la Giaguaro proposta al lancio in due versioni a 25.000 euro e 32.500 euro. L’impressione personale e del tutto discutibile che maturo dunque alla fine di questo breve racconto è che non vedremo molte Giaguaro in giro.

O mi trovo davvero davanti ad un nuovo Elon Musk in salsa biker, oppure ad uno scaltro uomo d’affari che intende sfruttare la bolla della sostenibilità e della propulsione elettrica per attirare investimenti.

Se nel primo caso la Soriano Motori assurgerebbe davvero a pietra miliare di questo settore (ma di certo con un altro prodotto, non con la Giaguaro), nel secondo sparirebbe nel giro di poco tempo con molto meno clamore con cui è apparsa ma con in tasca i quattrini di qualche investitore. Un’ipotesi, questa, che non farebbe di certo bene al futuro della mobilità elettrica e alla sua credibilità.

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