Bonus mobilità: il governo si “dimentica” delle moto

Confermato il bonus mobilità che prevede fino a 500 euro per bici, e-bike, monopattini elettrici… Ma niente per scooter e moto. E i media non ne parlano?

Nel Decreto Rilancio presentato dal Presidente del Consiglio Giuseppe Conte il 13 maggio è stato inserito il cosiddetto bonus mobilità. Si tratta di un incentivo all’acquisto di bici, e-bike, monopattini elettrici, monoruota fino al 60% del valore e con un tetto di 500 euro valido per acquisti dal 4 maggio al 31 dicembre 2020.

Ma attenzione, perché hanno diritto al bonus mobilità cittadini maggiorenni residenti in capoluoghi di Regione o provincia, città metropolitane o comunque centri urbani con più di 50 mila abitanti, senza distinzioni di reddito. 

L’erogazione avviene secondo due le modalità: come rimborso dopo l’acquisto (in tal caso il beneficiario dovrà farne richiesta sull’apposita piattaforma on line allegando lo scontrino fiscale dell’acquisto), oppure come sconto applicato direttamente dal commerciante che poi trasmetterà la documentazione.

Bene, sicuramente fa piacere che il Governo abbia preso coscienza di come la mobilità leggera sia un elemento fondamentale della ripartenza, ma ciò che colpisce è la totale assenza del mondo moto all’interno di questo incentivo.

Per moto e scooter rimane valido l’incentivo alla rottamazione ma è per l’appunto legato alla rottamazione di un vecchio ciclomotore o scooter di proprietà, come ho già spiegato qui.

Quello della moto e dello scooter è un comparto industriale importante in Italia, per numeri, eccellenze e storia, rappresentato da Confindustria Ancma. Un comparto che dopo anni difficili ora è messo a dura prova dallo stop totale del mercato nel pieno della stagione.

Mi è difficile considerare questa dimenticanza come frutto di una distrazione.

Vi è piuttosto una deformazione delle scelte nel nome di una presunta e maldestra svolta green. Incentivare le moto in questo momento non è evidentemente una buona propaganda perché è più facile attirare l’attenzione di cittadini/elettori parlando di green economy, di abbassamento delle emissioni, di qualcosa che possono acquistare con facilità e senza sentirsi “brutti, sporchi e cattivi”.

Davvero così green e smart?

Ora, se leggi questo blog, sai quanto io sia sensibile al tema del green e dell’inquinamento e quanto spesso abbia difeso le due ruote elettriche. Ho pure risposto ai 10 falsi miti più diffusi sulla moto elettrica! Ma qui si parla d’altro.

Con la scusa del green si spinge su prodotti spacciati per intelligenti, smart, quando non lo sono affatto. Non mi riferisco ovviamente alle bici e neppure alle e-bike, ma a monopattini, hoverboard e monoruota, mezzi di micromobilità indubbiamente interessanti per i piccoli spostamenti (delle persone più pigre, aggiungerei) ma che non hanno ancora alcuna normativa di riferimento per quel che riguarda la circolazione e che sono principalmente prodotti e distribuiti da aziende asiatiche di cui si sa poco e nulla e spesso distribuite da realtà che entrano ed escono dal mercato molto rapidamente.

Il monopattino elettrico può essere uno sfizio divertente, ma non è una soluzione alla mobilità. La bici lo è, la e-bike lo è, lo scooter lo è, la moto lo è. E non ci vedo neppure tanta ecologia in un mezzo in più alimentato a batterie, delle quali spesso non conosciamo la provenienza e la ricetta, e costruito perlopiù di plastica.

In assenza di regolamentazioni, il monopattino è pericoloso. Lo so che a noi motociclisti ci hanno fatto venire l’orchite con questa cosa del pericolo e quindi suona ironico che ora io lo dica ad altri. Ma c’è una differenza sostanziale: per la moto è necessario avere una patente e rispettare delle regole di guida e di sicurezza. Per i monopattini non ci sono regole, costano poco, chiunque li può utilizzare e andare… ovunque. Praticamente il far west nel nome dell’essere smart & green?

E il governo non solo avvalla, ma incentiva, togliendo risorse a un comparto storico nel quale abbiamo più eccellenze di qualsiasi altro Paese al mondo!

Ribadisco che non mi riferisco alle bici o alle e-bike che sono tutt’altra cosa e rappresentano davvero un modo per ridurre traffico ed inquinamento e sono assolutamente parte di quel comparto di eccellenza a cui mi riferisco.

E i giornali?

Non mi piace criticare il lavoro degli altri, ma non posso fare a meno di notare come sulla stampa di settore non venga sottolineata e stigmatizzata la deliberata scelta di “punire” le ruote motorizzate.

Si prende la notizia e la si sbatte sul sito il più velocemente possibile per essere i primi su Google News, senza una riflessione, un commento, un approfondimento. A volte non c’è lo spessore, più facilmente non c’è il tempo o la voglia di farlo, di esporsi, di prendersi la minima responsabilità di un pensiero.

Perché rischiare di inimicarsi quell’inserzionista che vende hoverboard e che il commerciale della mia casa editrice sta curando da tanto tempo perché forse riusciremo a vendergli una pagina di pubblicità quest’anno? E poi è il trend: se decollano gli hoverboard è meglio essere amici di quelli che li vendono, no?

Al di là delle mie battute da strapazzo, in casi come questo credo che un pensiero in più oltre alla notizia sia dovuto nei confronti di un settore industriale di cui anche la stampa è parte, per informare, spiegare, far capire ciò che succede a chi legge e non segue magari da vicino le dinamiche.

Questo è uno dei motivi per cui ho aperto questo blog e continuo a portarlo avanti senza editori o agenzie. Questo è un sito indipendente che si vuole sostenere con il contributo dei suoi lettori, di quello che ho chiamato il mio clan. Perché come dico sempre un motociclista informato è un motociclista più consapevole del proprio ruolo e agirà per un mondo migliore.

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