La Verve Moto Tracker 250i è una purista

Essenziale, purista, cool, divertente ed economica: ho fatto 1.000 km con la Verve Moto Tracker 250i e ti dico tutto su di lei.

Ho guidato per più di 1000 km la novità più attesa dai tempi della nascita del marchio Verve Moto: la Tracker 250.

Quello delle Tracker è da sempre un pallino di Eugenio, fondatore di Verve Moto. Ti ripropongo qui l’intervista che gli feci nel 2014 quando ancora era un customizer e non aveva iniziato a produrre moto in serie.

Lo scorso anno ho provato la Tracker 125 e mi è piaciuta, così avevo buone aspettative per questa 250 che di fatto è l’ammiraglia di Verve Moto, il prodotto più importante e posso dire sin d’ora che non sono state deluse. Ma come al solito procediamo con ordine.

Che moto è?

Verve Moto Tracker 250i: il nome dovrebbe spiegarci tutto, è una tracker, quindi non una scrambler anche se, di fatto, va a infilarsi in quel mercato lì. Nera, essenziale, purista fino all’estremo è l’unica vera special venduta di serie. Deriva tecnicamente da una enduro monocilindrica 4T raffreddata a liquido alla quale è stato tolto tutto ciò che è considerato superfluo e aggiunti elementi garage, con stile classico come serbatoio a goccia, tabelle portanumero, scarico alto, faro tondo.

E soprattutto forcella upside-down regolabili con foderi neri e ruote da 18″ davanti e 17″ dietro con pneumatici belli cicciotti e tassellati per andare un po’ ovunque con stile.

Come già spiegato nelle altre prove, il marchio Verve Moto è stato fondato da un gruppo di ragazzi italiani e ha sede in Germania e a Milano. La produzione avviene in Cina e Taiwan con differenze a seconda del modello. Nello specifico questa Tracker 250 viene costruita in Cina e il motore, prodotto dalla CF Moto, ha una stretta parentela con il Kawasaki KLX ed è accreditato di un 25CV, sufficienti a spingere i 140 kg di peso.

Oltre che il look e la filosofia ad essere interessante è anche il prezzo: 4.190 euro.

Come è fatta?

Come anticipato non ci sono orpelli inutili, qui si è badato davvero all’essenzialità e questo consente alla Tracker di avere un look originale e riuscito. Ci ricorda le vecchie enduro degli anni Ottanta modificate per essere più cool e in effetti la realtà dei fatti non è diversa.

Appare come una special in tutto e per tutto quindi nel bene e nel male. L’esemplare che ho provato era un pre-serie e mostrava alcune imprecisioni, tutte cose su cui è facile passar sopra una volta saliti in sella. Perché la Tracker è bella da vedere e anche divertente da guidare facendo della semplicità la propria bandiera.

Niente menate elettroniche, niente strumentazione digitale: l’unica concessione alla modernità sono l’iniezione elettronica e l’ABS per rientrare nelle normative.

Si apprezzano poi alcuni componenti di sostanza non comuni per la fascia di prezzo come i tubi in treccia e dischi freno a margherita, ma anche le leve al manubrio lavorate al CNC, la forcella regolabile, le frecce e i fari a led.

Manubrio largo di tipo crossistico, minuscola strumentazione analogica con il solo tachimetro, sella corta (ma sufficientemente lunga per accogliere un ospite) e pedane senza gommini sono gli altri ingredienti di un cocktail disponibile in nero o bianco ma pur sempre opaco.

Come si sta in sella?

Le dimensioni della Tracker 250 sono contenute ma non lillipuzziane come talvolta può succedere con alcuni prodotti cinesi. La sella è alla giusta altezza (io sono 1,75 e tocco con entrambi i piedi) e la triangolazione è davvero azzeccata. Mi sono trovato subito a mio agio, più che con la 125 che è più stretta, minuta ed ha una sella leggermente più alta. Una volta saliti poi tutto è sotto controllo anche perché davanti agli occhi non si ha praticamente null’altro che la strada. Meno agio è riservato al passeggero che nonostante le maniglione e le pedane alla giusta distanza ha poco spazio e soprattutto lo scarico molto vicino. Meglio usarla da soli insomma.

Come si guida?

Spontaneità e nessun pensiero. La Tracker 250 tiene perfettamente fede al motto “Just Ride” di Verve Moto. Sulle prime può imbarazzare un po’ l’imponenza della gomma anteriore ma basta poco per prenderci confidenza. Qualche metro in più per fidarsi degli pneumatici. Buona la frenata per potenza e modulabilità (con riserva sull’ABS, un po’ invasivo) e divertente il motore che anche se non ha super potenze sa divertire e soprattutto ti può portare in giro a medie di tutto rispetto. Potresti sorprenderti di come un 250 da 25 CV su una moto da 140 kg agile e compatta possa consentirti di arrivare ovunque negli stessi tempi di una cilindrata superiore.

Cosa mi piace?

Mi piace il look originale decisamente riuscito: è l’unica vera special di serie e tutti ti chiedono che moto è, chi l’ha fatta, pensando sia una costosa elaborazione di un customizer. A differenza di quella, però, questa è perfettamente omologata, nuova e con garanzia di 2 anni.

Nel complesso mi sono piaciute anche le prestazioni, più che sufficienti ti fanno ricordare che con un 250 alla fine puoi fare tutto.

Cosa non mi piace

Alcuni dettagli fanno trasparire l’economicità di produzione ed è un peccato visto la presenza di componenti di tutto rispetto. Il serbatoio nella parte di innesto con la sella rimane largo e obbliga a tenere le gambe più aperte del necessario. Infine le gomme di primo equipaggiamento non sono un granché e la particolare misura dell’anteriore non consente di avere una grande scelta di modelli (per il momento).

A chi la consiglio?

A tutti. Grandi e piccini, neofiti o esperti. Può essere la moto del ritorno, la moto per iniziare o la seconda moto da usare in città. Personalmente la trovo una moto più “totale” di altre ben più costose e vendute come tali. è molto versatile e con lei si può fare tutto. Io la prenderei per andarci per boschi e sterrati, piantare una tenda e poi tornarmene (forse) in città.

Foto di Massimiliano Serra.

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