Eco Dolomites: sulle Dolomiti a emissioni Zero

Nel 2017 si può fare turismo con la moto elettrica?
Con Zero Motorcycles sono stato alla Eco Dolomites, riservata a soli veicoli elettrici. Ecco tutta la verità in diretta da un week-end del futuro.

Lo scorso week-end sono stato in Val Gardena e Val Badia, posti bellissimi che vale sempre la pena vedere specie dal sellino di una moto. Passo Sella, Gardena, Pordoi, Campolongo, Furcia… Non era certo la prima volta che facevo turismo in moto sulle Dolomiti, ma questa volta è stata davvero speciale perché l’ho fatto senza produrre un solo microgrammo di CO2.

Grazie a Zero Motorcycles ho partecipato alla Eco-Dolomites, una manifestazione che richiama qui ogni anno un centinaio di appassionati della mobilità elettrica. Oltre al gruppo di motociclisti formato da Zero, c’erano le auto più note sul mercato: le Tesla Model S e Model X, la BMW i3, la Renault Zoe, la Nissan Leaf… e anche alcuni veicoli originali come i tricicli Twike con i quali alcuni indomiti sono venuti persino dall’Olanda.
Ho provato così in prima persona, anche se solo per due giorni, come sia fare turismo con una moto elettrica. Certo non è ancora una scelta facile: i costi sono importanti, ma soprattutto autonomia e tempi di ricarica non sono di certo paragonabili ai tempi di un rifornimento di benzina. Però ho alcune buone notizie…

Turismo con una moto elettrica: la prima buona notizia

La prima buona notizia è che fare turismo con una moto elettrica oggi è già possibile.
Io guidavo una Zero DSR che con un pieno di corrente percorre nel misto almeno 200 km. Che se ci pensi non è affatto male come distanza qui su sui monti. Si carica con la normale presa di corrente 220v quindi una volta arrivato al ristorante, all’hotel ci si attacca e lei si ricarica dallo 0% in 8 ore.
Nei due giorni non sono mai arrivato neanche lontanamente allo 0%, perché le distanze lo consentivano e perché ho avuto la possibilità di ricaricare parzialmente la batteria durante qualche sosta. Tant’è che la notte di sabato non ho neppure attaccato la moto alla corrente perché avevo abbastanza carica per percorrere tutto l’itinerario previsto di domenica.

Sì, ti dirai, ma chissà che noia senza cambio e con un motore elettrico.
Eh già… è molto noioso stare su una moto che fa 0-100 in meno di 4 secondi… Che non conosce i transitori perché è perennemente in coppia e che coppia: 146 Nm (la Ducati Panigale ne fa 137 per intenderci). Quanto alla mancanza del cambio sì, ammetto che ci si deve abituare e una parte del divertimento dell’andare in moto è sicuramente poter giocare con le marce, ma mentre si va non si sente tutto questo bisogno. Il cambio mi è mancato solo in qualche staccata, specie in discesa, quando avrei voluto poter dare più freno motore anziché spremere il freno.
Questo è in parte superabile giocando con la app del telefono che consente di personalizzare tutti i parametri della moto. Dal blocchetto di destra sul manubrio si può scegliere il riding mode che può essere SPORT, ECO o CUSTOM. Quest’ultimo è configurabile in base ai propri gusti dal proprio telefonino e consente quindi di adattare meglio la moto alla strada che si sta percorrendo o allo stile di guida. SPORT invece ha piena potenza ma ha poco freno motore, mentre ECO riduce la potenza e rallenta maggiormente. Quindi usavo Sport in salita ed Eco in discesa, tanto si può cambiare in qualsiasi momento. A parte questo, il non dover pensare a frizione e cambio è un’alleggerimento per il corpo e per la mente. Meno azioni da compiere significa minor sforzo e quindi minor stanchezza a fine giornata.

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Turismo con una moto elettrica: seconda buona notizia

La seconda buona notizia è che viaggiare in elettrico è bellissimo.
So che molti centauri doc non mi crederanno. Più d’uno penserà che io mi sia definitivamente rincoglionito e non mancherà qualche malizioso che penserà che io sia lautamente pagato da qualche multinazionale delle batterie o da Elon Musk in persona. Ma la verità amici miei è che guidare sulle strade delle Alpi producendo solo un modesto sibilo consapevoli di non inquinare con il nostro passaggio consente di godere di una dimensione nuova dell’andare in moto. Ci si sente persino più ben voluti da chi si incontra. Ci si accorge di ogni piccolo fruscio o rumore sotto le ruote e a bordo strada. Dagli uccellini al muggito delle mucche.
Intendiamoci non rinnego il piacere del bel motorone a combustione e adoro il rombo della mia KTM con gli scarichi Akrapovic!
Ma in cambio di quel bel rombo, di quel rullo di tamburi ancestrale, che cosa ci stiamo perdendo?
Dovremmo iniziare a chiedercelo ora che c’è un modo alternativo.
E dovremmo iniziare anche a chiederci quanto, con i nostri scarichi, disturbiamo gli altri.
La questione del sound pare essere uno dei principali motivi di rifiuto da parte dei motociclisti. Mi si dice che senza sound non c’è divertimento. Ma non sono d’accordo: il sound è parte dell’esperienza motociclistica ma non è tutto e non lo collego che in minima parte al divertimento. Che invece è dovuto alla guida, alla gestione, alla libertà di andare e fermarsi, all’equilibrio instabile, alle accelerazioni. Queste cose definiscono il divertimento. Non è dunque per il sound se le moto elettriche non sono ancora all’altezza del piacere di guida di una moto a combustione. Tuttavia sono felice di dire che sono sulla buona strada e quello che danno è già un piacere nuovo, diverso.

La moto a combustione ti prende allo stomaco. Il suo pulsare fa vibrare il nostro diaframma. La moto elettrica, invece, ti dà alla testa, acuisce i sensi.

Nel bel mezzo del nostro tour siamo stati raggiunti da alcuni motociclisti “normali”. Il rombo delle loro moto mi ha come svegliato da un sogno, ha in qualche modo rotto questa comunicazione con la natura, questo patto che avevo fatto con ciò che mi circondava. Mi sono trovato infastidito dalla loro presenza, una cosa assurda per un motociclista come me, ma è giusto che te lo confessi. Sono arrivato alla conclusione che la moto a combustione ti prende allo stomaco. Il suo pulsare fa vibrare il nostro diaframma. La moto elettrica, invece, prende al cervello, acuisce i sensi.

Infine parliamo di costi. La moto elettrica non conosce in pratica manutenzione e viaggiare costa circa 1 centesimo di euro al chilometro. Ma in questo weekend alla Eco-Dolomites non ho speso neppure quello perché ho sempre ricaricato gratuitamente ovunque ci fermassimo. Tra goulash e strudel, posso tranquillamente affermare di aver consumato decisamente molto più di lei.

Moto elettriche e chiusura dei passi: una prospettiva di convivenza

Una piccola appendice a questo weekend la voglio dedicare alla chiusura dei passi alpini al traffico motorizzato. Da motociclista la richiesta emersa durante l’ultimo anno mi ha fatto incazzare, ma ho anche cercato di capirne le motivazioni (vedi l’articolo). Su tutto mi ha infastidito sentirmi dire che il motociclista non è un turista di qualità, ma non posso neppure dare tutti i torti a chi vive in montagna e si vede invaso da orde smarmittate. Tutti ben intenzionati, ma numerosi. Il problema di passi alpini come il Sella o il Pordoi in estate è la grande massa di auto, caravan e infine moto. Questo crea disagi alla viabilità, aumenta i rischi di incidenti e diventa impossibile parcheggiare. Durante luglio e agosto, in via sperimentale, il Passo Sella è stato chiuso ai veicoli a motore il mercoledì. Una scelta difficile anche per chi sul passo lavora con i turisti e vede calare gli introiti anche perché, diciamocelo, i nostri cugini ciclisti consumano molto meno! Battute a parte, durante questi mercoledì i veicoli elettrici avevano la possibilità di transitare. Questo non solo per una questione di emissioni, ma perché uno dei principali problemi causati dal traffico sul passo è il rumore che, oltre a disturbare la quiete dei luoghi, può diventare molto pericoloso per chi sta arrampicando sulle pareti di roccia che fanno da cassa di risonanza. Chiudere al traffico il passo è una soluzione drastica, ma se serve per portare alla luce questa criticità può essere utile. Piuttosto non impediamo che chi è armato di buona volontà non possa arrivare al passo, proponiamogli delle alternative che possono essere delle navette pubbliche o dei mezzi elettrici.
Il sindaco di Ortisei durante il messaggio di benvenuto alla Eco Dolomites ha raccontato un aneddoto riguardo i suoi concittadini: vent’anni fa avevano protestato per la chiusura del centro del paese al traffico. Nei mesi scorsi, per dei lavori in corso, ha dovuto riaprirlo al solo passaggio degli autobus e, ovviamente, è stato coperto di proteste per il motivo opposto. Forse sarà così anche per i passi.

La moto utilizzata: Zero Motorcycles DSR

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La DSR è il modello di punta della gamma Zero Motorcycles e si tratta di una “crossover”, caratterizzata dalla ruota anteriore da 19 pollici e pneumatici semi-tassellati Pirelli MT-60. In questa configurazione può affrontare anche terreni accidentati senza per questo risultare un’enduro. Nella trasposizione elettrica la possiamo considerare la più adatta al turismo, una sorta di Africa Twin ad elettroni. Più piccola delle enduro stradali, ma devo dire ergonomicamente ben dimensionata e piuttosto comoda. Monta il motore Z-Force da 52 kW (70 CV) di potenza e 146 Nm di coppia abbinato alle batterie ZF 13.0 per le quali viene dichiarata un’autonomia su ciclo urbano di 230 km. Verosimilmente, da quanto ho rilevato, la DSR può percorrere con una carica circa 200 km effettivi senza problemi. L’esemplare in mio possesso aveva anche il Power Tank, in pratica una batteria aggiuntiva acquistabile come optional che aumenta di ulteriori 3 kWh la capacità della batteria di serie. La cosa bella è che il Power Tank si può acquistare e installare in qualsiasi momento senza che per questo le batterie perdano la loro garanzia di 5 anni. Ci si accorge della sua presenza perché la moto “ingrassa” di una ventina di chili (non pochissimi…) tutti posizionati abbastanza in alto perché il Power Tank viene installato in sostituzione del vano che costituisce il finto serbatoio della DSR.

Ho potuto guidare anche la DSR senza il Power Tank e devo dire che in ingresso curva il peso si sente ma non è poi fastidioso. Piuttosto i chili si fanno sentire in salita, quando a parità di condizioni per tenere il passo di un modello “normale” tocca spremere di più il motore (con conseguente maggior consumo di batteria) e in discesa quando tocca strizzare per bene l’impianto frenante che già di suo meriterebbe qualcosina di più, specie all’avantreno. A parte questo, la mia DSR aveva un parabrezza touring regolabile, la coppia di valigie laterali di plastica da 22 litri e il bauletto da 34 litri prodotti dalla GiVi. Chiudono la lista accessori, il parafango aggiuntivo (particolarmente apprezzato nella giornata di pioggia di domenica) e il porta smarphone “cradle” della RAM (che è poi lo stesso che ho montato sulla mia KTM). Tutti questi accessori si trovano nel catalogo di Zero e questo è il link: https://www.zeromotorcycles.com/shop

Se vuoi provare anche tu una Zero DSR compila il form a questo indirizzo: https://www.zeromotorcycles.com/it/promo/experience-dual-sport

Se invece vuoi rivedere il mio primo test sulla Zero SR, lo trovi QUI: http://www.motoreetto.it/zero-motorcycles-sr-la-mia-prova/

#RideMore

Motoreetto

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Nicola Andreetto, moto blogger da ‘na vita, press officer all’occorrenza, media strategist, video maker ma soprattutto viaggiatore e sognatore. Mi hanno definito lo Storyteller su due ruote e forse c’hanno preso. Mi chiamano Motoreetto, perché tra me e la moto non c’è separazione.

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