La mia moto in Mongolia: Shineray XY150 Mustang

La ricerca della “Moto Totale” mi ha spinto sulle desolate steppe asiatiche per guidare il non plus ultra delle dual sport, il gran visir delle enduro da viaggio, il cavallo selvaggio della prateria: la Shineray XY 150 Mustang, la mia moto in Mongolia!

“Ma come? Non vai con un bel Giessone?”

Questa era la reazione del mio interlocutore di turno quando gli anticipavo che per il mio viaggio in Mongolia avrei preso una moto sul posto e soprattutto DEL posto. Nulla da togliere alle nostre moderne endurone da viaggio anzi da ADVENTOURING, ma un conto è partire da casa con la propria moto e arrivare lontano lontano e un altro è arrivare in un paese totalmente diverso dal nostro e doverlo affrontare con una moto a noleggio (o acquistata lì).

Ho imparato da esperienze passate che – specie quando si ha poco tempo a disposizione – la cosa migliore è prendere la moto maggiormente usata dalla gente del posto.

Il corrispondente del Marco Polo Team – organizzatore di questo viaggio – ci ha indicato senza indugi lei, la MUSTANG. Così chiamano la Shineray XY 150, una moto dall’aspetto classico che ricorda in effetti la mia vecchia CB400N e altre moto giapponesi di fine Settanta primi Ottanta.

Al di là del look però c’è quello che mi serve per un viaggio di questo tipo: la semplicità e un paio di gomme tassellate.

Come ho provato in Vietnam e in Ladakh, per il tipo di viaggio che intendo fare io è molto meglio una moto con pochi cavalli, leggera e che possa arrivare ovunque senza mettermi in difficoltà. E se parliamo di Mongolia, questa moto è la Mustang.

Ovunque ti giri al di fuori del centro di Ulan Bator (dove ci sono solo auto in colonna…) ne vedi una. Questa piccola Shineray ha praticamente il monopolio nel “Paese dal grande Cielo Azzurro”. E “tutti la conoscono” equivale quasi a dire “chiunque la sa riparare”. Almeno in teoria…

Fortunatamente le Mustang che abbiamo preso noi erano praticamente tutte nuove ad eccezione di qualcuna. E per nuove intendo dire con ZERO chilometri all’attivo, ancora da rodare e ancora con il nylon su sella e fanaleria. Le abbiamo scartate in pratica. Rimarrà invece un mistero quanta strada io abbia realmente percorso con la mia, giacché alla terza volta che il contachilometri si bloccava l’ho lasciato perdere.

Ma bando alle chiacchiere, passiamo alle “cose serie” e analizziamo la mia moto in Mongolia.

shineray xy 150 - 200 specifiche scheda tecnica dimensioni

Motore:

Non sarà rabbioso come un desmo V4 o corposo come un bel boxerone bavarese, ma questo mono ci mette l’anima. E la sputa pure. Specie quando cerchi di spremerlo in salitoni da terza piena. Il contagiri ha un ottimistico fondoscala a 14.000 giri… Ma è fantascienza. A 9.500 hai la sensazione che ti ritroverai presto una valvola in mano. Ricorda i vecchi CB Honda di inizio Ottanta, solo un po’ attualizzato, cioè più economico. I rapporti sono corti, praticamente delle ridotte e la prima è giusto per partire, ma lui ti porta ovunque anche su asfalto dove, giusto con un po’ di abbrivio, può infrangere il muro dei cento orari! Raffreddamento ad aria e a guado. Una garanzia.

Ciclistica:

Con tutte queste buche non ti serve qualcosa di solido e perentorio, ma quello che ci vuole è proprio un reparto sospensioni che vada costantemente a pacco per farti capire che è inutile insistere con quella manetta. Giusto da rivedere un attimino la taratura.

Posizione di guida, ergonomia comandi:

I più mingherlini si trovano pienamente a proprio agio. Per i più cicciottelli o spilungoni è necessario un po’ più spirito di adattamento, ma sai cosa ti dico? Dopo qualche giorno – indolenzimenti cervicali a parte – ti chiedi perché mai abbiamo moto tanto grosse quando ti basta questo piccolo puledro. Trovi sempre tutto quello che ti serve e anche quello che non ti serve, come una marcia in meno quando sei a pieni giri. Succede a causa della leva a bilanciere della Lelly Kelly. Il sellone è invece bello comodo e ci stanno mamma, papà, figlioletto e anche la nonna. Sontuosa.

Dotazione:

Beh qui proprio tocchiamo il massimo. Solo i paramani tubolari meritano l’ovazione. Vogliamo parlare del portapacchi anteriore? Lo voglio obbligatorio su qualsiasi moto! E le pedane passeggeri? Altro che zavorrina, qui si pensa sempre in grande. E poi ci sono il contamarce, la presa USB (!!) e soprattutto la mappatura “STEPPA”.Da mille e una notte in sella.

Come si guida?

Gas a martello. Nel senso che lo devi dare sempre tutto. Scherzi a parte, si rivela molto più elastica di quel che si pensa. Si guida in posizione eretta con gomiti leggermente aperti e bel sorrisone in faccia. Dopo i primi cinque metri hai già provato tutti i limiti, quindi puoi stare sereno e goderti il viaggio. Collaborativa al massimo.

Prezzo:

Prendi l’informazione con le pinze, ma ad Ulan Bator – dove un litro di benzina costa circa 60 centesimi di euro – tutto questo bendiddio costa nuovo qualcosa come 750 euro. In realtà sono cifre ben diverse se rapportate ai redditi della Mongolia dove lo stipendio medio netto supera di poco i 300 euro al mese.

Perché Sì:

Perché è inarrestabile e a suo modo ha anche un certo fascino.

Perché No:

Beh, non facciamo gli ipocriti: per i nostri standard ci vorrebbero qualche cavallino in più e una cura costruttiva “leggermente” superiore.


#RIDEMORE

Motoreetto

Motoreetto

Nicola Andreetto, creatore di contenuti ad alto tasso motoristico. Moto blogger, autore di pubblicazioni di settore, video reporter e imperturbabile sognatore. Mi hanno dato dello Storyteller su due ruote e mi è piaciuto, per gli amici sono Motoreetto.

3 Comments

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    Rispondi Agosto 23, 2019

    Marino

    Ciao Nicola,
    complimenti per il tuo servizio .
    Hai descritto le caratteristiche
    della moto perfettamente e sono convinto come te che a volte non servono le grandi potenze per gustarsi un viaggio come quello che abbiamo appena fatto
    Una cosa devo aggiungere come esperienza personale se ti distrai il Mustang ti disarciona

  • […] Mustang: la mia moto in Mongolia. […]

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