Tra Iseo, Val Camonica e Crocedomini

Un itinerario tra strade sinuose, boschi verdi, severe rocce grigie e specchi d’acqua e statue dorate: da Iseo alla Val Camonica fino al Passo di Crocedomini

Tra il Lago di Iseo, la Val Camonica e il Passo di Crocedomini non mancano di certo le alternative in fatto di strade interessanti. Ad alcuni tratti veloci da piegone si alternano stradine strette di montagna. Quello che propongo è uno dei tanti itinerari che si possono seguire in una zona consigliatissima ad ogni tipo di moto.

Quando andare?

Piuttosto bisognerebbe chiedersi quando NON andare! La zona non presenta particolari controindicazioni, anche se rimane ovvio che essendo area montana con altitudini prossime ai 2.000 metri in alcuni punti, la stagione invernale è sconsigliata e alcuni punti possono risultare interdetti al passaggio di veicoli. Per il resto si può godere di queste strade tutto l’anno. In particolare trovo che in autunno siano ancora più suggestive.

colli di san fermo, un luna park

Con quale moto?

Tra il Lago di Iseo e la Val Camonica non ci sono tipologie di moto sconsigliate. Direi che le strade ben si adattano a tutti gli stili. Ci sono passaggi stretti e altri punti veloci per cui ognuno può trovare il punto che preferisce. Se si vuole aggiungere all’itinerario il collegamento tra Passo Crocedomini e Giogo del Maniva è consigliabile se non una enduro almeno una gomma un po’ scolpita. La strada è sterrata e battuta, non presenta particolari difficoltà, ma non è il massimo farla con una sportiva.

ceppo sulla salita al passo di crocedomini

Strade e distanze

Le strade sono per lo più in buone condizioni e non presentano difficoltà particolari (ad eccezione come detto sopra del tratto Crocedomini – Maniva che comunque non ho inserito nell’itinerario e rappresenta una deviazione). Ci sono tratti molto stretti e tortuosi come i Colli di San Fermo e la Via Mala in Val di Scalve (Dezzo) e alcuni punti del Passo di Crocedomini. Ma ci sono anche tratti larghi e veloci come quello tra Sovere e Clusone o ancora il Passo della Presolana e infine quello tra Borno e Malegno su cui si corrono i rally.

Per quanto riguarda le distanze e i tempi, è un giro che si può fare in una mezza giornata se non si fanno soste, oppure ce la si può prendere comoda, mangiare un boccone e rientrare per sera. Se si vuole allungare, anziché prendere la Val di Scalve a Dezzo, si può proseguire per Schilpario e il Passo del Campelli. Si incrocerà nuovamente la Val Camonica a Forno Allione e da qui si può scendere oppure allungare ancora con un giro verso Fresine. Tutto dipende dal tempo a disposizione.

uno scorcio del museo nostalgia club di breno

Cosa vedere?

Sicuramente al primo posto tra le cose dal vedere c’è il paesaggio che in alcuni punti è davvero meritevole in questo gioco continuo di salite, discese, boschi fitti, rocce dure e severe e specchi d’acqua. In particolare mi hanno colpito – anche perché non lo avevo visto prima di fare questo giro – i Colli di San Fermo.

Ma se si ha il tempo di fare una pausa suggerisco di farla a Breno e di visitare il Museo del Nostalgia Club. Prendete contatti e prenotate la visita perché ci sono moto, auto, cimeli e l’entusiasmo di tanti appassionati. Sulla salita al Crocedomini, poi, noterete a Bienno una grande statua dorata. Fate una sosta, in rispettoso silenzio, al cospetto del monumento a Cristo Re (1930) e per ammirare gli affreschi della Cappella di Santa Maddalena.

statua di cristo re a bienno

Consigli utili

Valgono ovviamente i consigli di sempre ovvero prudenza, velocità contenute, protezioni e una antipioggia oltre che un abbigliamento caldo visto le altitudini. Per il resto non c’è molto altro. Gli unici punti trafficati sono alla partenza (Sarnico, Paratico), in zona Lago di Endine e talvolta Clusone a seconda dell’orario.

Per una sosta gastronomica si trova di tutto lungo il percorso. Viene comodo fermarsi in zona Passo della Presolana, più o meno a metà strada, dove c’è una discreta scelta. Si trovano alternative valide anche in zona Borno e ovviamente a Bazena e Crocedomini.

Foto di Filippo Pandin.

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